SIMBARIO ...il cuore verde della Calabria
Google
Home
Chi Siamo
Info
Iniziative
Documentazione
Immagini
Video
Sala Stampa
Ultimissime
Dove Siamo
Edicola
Blog
Guestbook
Chat
Links
Comune di Simbario, la Corte dei Conti delibera di segnalare al Consiglio Comunale di Simbario, la presenza di residui attivi con alto grado di vetustà e il loro elevato importo rispetto alle entrate.
1 Deliberazione n. 15/2009 REPUBBLICA ITALIANA LA CORTE DEI CONTI SEZIONE REGIONALE DI CONTROLLO PER LA CALABRIA composta dai magistrati: Pres. ...
Ovidio Romano ringrazia gli elettori.
Grazie! Grazie commosso a tutti i nostri elettori che, con coraggio e passione, hanno condiviso il nostro sogno semplice e ambizioso di dare al nost...
E' morto Luigi Romano (Gino di Migliuni)
Stamattina alle ore 7 cessava di vivere Luigi Romano, con lui sparisce l’ultimo vero cantastorie. Era nato a Simbario il 7 gennaio del 1924. Da ragazz...
Antonio Tassone
In pochi anni è diventato il miglior artigiano nella lavorazione del ferro di tutte le Serre.
Prezzi competitivi, serietà e alta professionalità .
A Simbario bivio per Cardinale.
Tel 3382027313
 
Un bravo a chi lavora!
In un mondo in cui sparisce l'artigianato, dobbiamo dire bravo ad Antonio Tassone, per la sua serietà e professionalità nella lavorazione del ferro.
 
Su questo sito, la pubblicità per per i piccoli artigiani è completamente gratuita.
Se hai una piccola attività, inviaci qualche foto o informazioni via eMail e sarà subito inserita nel sito.
 
Le biomasse
S'intende per biomassa ogni sostanza organica derivante direttamente o indirettamente dalla fotosintesi clorofilliana.
Mediante questo processo le piante assorbono dall'ambiente circostante anidride carbonica (CO2) e acqua, che vengono trasformate, con l'apporto dell'energia solare e di sostanze nutrienti presenti nel terreno, in materiale organico utile alla crescita della pianta. In questo modo vengono fissate complessivamente circa 2×1011 tonnellate di carbonio all'anno, con un contenuto energetico equivalente a 70 miliardi di tonnellate di petrolio, circa 10 volte l'attuale fabbisogno energetico mondiale.
Biomassa è un termine che riunisce una gran quantità di materiali, di natura estremamente eterogenea. In forma generale, si può dire che è biomassa tutto ciò che ha matrice organica, con esclusione delle plastiche di origine petrolchimica e dei materiali fossili, es. petrolio e carbone che esulano dall’argomento in questione. Le più importanti tipologie di biomassa sono residui forestali, scarti dell’industria di trasformazione del legno (trucioli, segatura, etc.) scarti delle aziende zootecniche, gli scarti mercatali, alghe e colture acquatiche e i rifiuti solidi urbani.

Il settore delle biomasse per usi energetici è probabilmente la più concreta ed immediata F.E.R. disponibile. Le principali applicazioni sono: produzione di energia (bioenergia), sintesi di carburanti (biocarburanti) e sintesi di prodotti (bioprodotti).

Il biossido di carbonio emesso dagli impianti termici alimentati a biomasse è lo stesso che viene assorbito dai vegetali per produrre una quantità uguale di biomassa.Nel ciclo energetico della biomassa il bilancio del biossido di carbonio è in pareggio-equilibrio

Come risultato dei progressi tecnologici la maggior parte dei motori dei veicoli attualmente in circolazione nell'Unione europea è in condizione di usare una miscela contenente una bassa percentuale di biocarburante senza problemi. I più recenti sviluppi tecnologici permettono di utilizzare percentuali più elevate di biocarburante nella miscela. Alcuni paesi utilizzano già miscele contenenti il 10%, e oltre, di biocarburante.

Le flotte vincolate offrono la prospettiva di utilizzare una concentrazione più elevata di biocarburanti. In alcune città, flotte vincolate sono già in azione per quanto riguarda i biocarburanti puri e hanno, in alcuni casi, aiutato a migliorare la qualità dell'aria nelle zone urbane. Possono essere usati come biocarburante, in casi specifici in cui tale uso è compatibile con il tipo di motore usato e con i corrispondenti requisiti in materia di emissioni, gli oli vegetali puri provenienti da piante vegetali prodotti mediante pressione, estrazione o procedure analoghe, greggi o raffinati, ma chimicamente non modificati.

I principali vantaggi delle biomasse sono: abbondanza, facilità di estrazione energetica, economica, rigenerante terre desolate, sviluppabile in aree inutilizzate e creare occupazione, non contribuisce all'effetto serra, basso tenore di zolfo e quindi non contribuisce alla produzione di piogge acide, è rinnovabile e il suo fine ciclo costituisce potenziale fertilizzante.

Stato dell'arte
Ad oggi, le biomasse soddisfano il 15% circa degli usi energetici primari nel mondo, con 55 milioni di TJ/anno (1.230 Mtep/anno). L’utilizzo di tale fonte mostra, però, un forte grado di disomogeneità fra i vari Paesi. I Paesi in Via di Sviluppo, nel complesso, ricavano mediamente il 38% della propria energia dalle biomasse, con 48 milioni di TJ/anno (1.074 Mtep/anno), ma in molti di essi tale risorsa soddisfa fino al 90% del fabbisogno energetico totale, mediante la combustione di legno, paglia e rifiuti animali.

Nei Paesi Industrializzati, invece, le biomasse contribuiscono appena per il 3% agli usi energetici primari con 7 milioni di TJ/anno (156 Mtep/anno). In particolare, gli USA ricavano il 3,2% della propria energia dalle biomasse, equivalente a 3,2 milioni di TJ/anno (70 Mtep/anno); l’Europa, complessivamente, il 3,5%, corrispondenti a circa 40 Mtep/anno, con punte del 18% in Finlandia, 17% in Svezia, 13% in Austria, l’Italia, con il 2,5% del proprio fabbisogno coperto dalle biomasse, è al di sotto della media europea.

L’impiego delle biomasse in Europa soddisfa, dunque, una quota abbastanza marginale dei consumi di energia primaria, rispetto alla sua potenzialità.

All’avanguardia, nello sfruttamento delle biomasse come fonte energetica, sono i Paesi del centro-nord Europa, che hanno installato grossi impianti di cogenerazione e teleriscaldamento alimentati a biomasse. La Francia, che ha la più vasta superficie agricola in Europa, punta molto anche sulla produzione di biodiesel ed etanolo, per il cui impiego come combustibile ha adottato una politica di completa defiscalizzazione. La Gran Bretagna invece, ha sviluppato una produzione trascurabile di biocombustibili, ritenuti allo stato attuale antieconomici, e si è dedicata in particolare allo sviluppo di un vasto ed efficiente sistema di recupero del biogas dalle discariche, sia per usi termici che elettrici. La Svezia e l’Austria, che contano su una lunga tradizione di utilizzo della legna da ardere, hanno continuato ad incrementare tale impiego sia per riscaldamento che per teleriscaldamento, dando grande impulso alle piantagioni di bosco ceduo (salice, pioppo) che hanno rese 3÷4 volte superiori alla media come fornitura di materia prima. Nel quadro europeo dell’utilizzo energetico delle biomasse, l’Italia si pone in una condizione di scarso sviluppo, nonostante l’elevato potenziale di cui dispone, che risulta non inferiore ai 27 Mtep!










 
Le stufe a pellets, dalla segatura al pellets

Come è fatta internamente
Apparentemente assomigliano a normali stufe o camini da incastro, in realtà si tratta di una nuova tecnologia molto avanzata. Sono le stufe a pellets, combustibile legnoso formato da segatura compressa.

Nate in Canada già da molti anni, si sono diffuse un po' dappertutto. si tratta di stufe ecologiche ad alto rendimento, poco inquinanti.

Sono diventate molto affidabili con l'utilizzo dell'elettronica. Hanno il grande vantaggio rispetto alle tradizionali stufe a legna di poter dosare il combustibile a piacimento e quindi consentono un preciso controllo della temperatura.

L'accensione può essere automatica e possono essere regolate in temperatura tramite normali termostati o cronotermostati. Necessitano di poca manutenzione e sono molto pratiche.
La maggioranza di queste stufe sono automatiche: accensione, regolazione alimentazione, quantità di aria o acqua calda sono automatiche, se manca la corrente elettrica la stufa si ferma e riprende a funzionare automaticamente quando torna.

Vengono gestite da un microprocessore e possono avere in dotazione un telecomando.
Sono disponibili con capacità di riscaldamento da 70 a 200 mq. con una autonomia che va da 15 a 45 ore secondo i modelli. Esistono modelli sia ad aria calda che ad acqua collegabili in serie o in parallelo all'impianto di riscaldamento a termosifoni.
Esistono agevolazioni fiscali che promuovono la loro installazione a livello regionale presso i vari assessorati energia e ambiente. (Vedi note)

Il combustibile di queste stufe è costituito dal pellets, si tratta di piccoli tronchetti legnosi costituiti da segatura compressa e scarti della lavorazione del legno. Ha una percentuale di umidità molto più bassa rispetto alla legna tradizionale, quindi una maggiore resa termica con un basso residuo di ceneri.
Le stufe a pellets si possono anche alimentare con diversi materiali di biomasse legnose purchè opportunamente tritate e sminuzzate come per es. gusci di nocciole, di noci, di pesche, di mandorle, tralci d'uve, cippato, ramaglia di potature, ecc.

La caldaia a pellets: BIOFIRE
Le stufe a mais o granoturco

Una sottocategoria delle stufe a pellets è quella delle stufe funzionanti a mais, cippato o biomasse. Si tratta di stufe ecologiche il cui principale combustibile è il mais o granoturco, ma possono funzionare anche a pellets o a cippato come gusci di nocciole o mandorle. Il mais o granoturco è uno dei combustibili più potenti esistenti in natura: non inquinante, rinnovabile e di facile reperibilità, si può trasportare e immagazzinare facilmente. Ha un potere calorico di circa 6200 Kcal/kg (con umidita intorno al 15%).

Il mais come il pellets garantisce una combustione pulita, neutra, migliore dei combustibili di origine fossile come gasolio, olio combustibile, gas e carbone, i quali causano un aumento del contenuto di ossidi di carbonio e altre sostanze nocive nell'atmosfera. Il mais è quello normalissimo in grani, facilmente reperibile, il prezzo è tra i più bassi in fatto di combustibili; costa lire 25.000 il ql. La resa è di oltre 6000 kcal/h al kg e bruciato in stufe e caldaie dove la resa si avvicina al 90% non emana fumi ed il residuo secco è circa uguale a quello del pellets.

Prodotte in diversi modelli, queste stufe si distinguono in termostufe funzionanti ad acqua calda e aerostufe funzionanti ad aria calda.
Come per le stufe a pellets, anche queste stufe si installano facilmente, infatti sembra che non necessitino di canna fumaria e che basti un tubo da 8 cm. di diametro per scaricare i fumi all'esterno. Legge o non legge, noi ti consigliamo di scaricare i prodotti della combustione comunque oltre il tetto. Tecnologicamente avanzate, con doppia combustione, possono disporre di tutti gli automatismi come termostati o cronotermostati in grado di accenderle all'ora stabilita impostando la temperatura voluta.
La pulizia è facile, perché queste stufe sporcano poco.
Note: precisazione da parte della Regione Piemonte

"Le AGEVOLAZIONI FISCALI
riguardano la possibilità di detrarre determinate spese concernenti il risparmio energetico e l'uso di fonti rinnovabili direttamente dalla dichiarazione dei redditi. Si tratta quindi del rapporto tra cittadino- contribuente e lo Stato, rapporto in cui le regioni e i loro assessorati non sono coinvolti. Per le modalità di accesso a tali agevolazioni occorre riferirsi al Ministero delle Finanze - Agenzia delle Entrate o, eventualmente, consultare una struttura di consulenza fiscale.

 
Dal dibattito del 28/9/2005 alla Comunità Europea
Energie rinnovabili: puntare al 25% del consumo energetico europeo nel 2020

I deputati incoraggiano la Commissione «a continuare a sviluppare una strategia ambiziosa e al tempo stesso realistica nel campo delle energie rinnovabili». Che sia eolica, solare o geotermica, oppure derivata da biomassa, l'energia rinnovabile ha bisogno di essere sostenuta con fondi adeguati per la promozione e la ricerca. Occorre poi prevedere delle agevolazioni fiscali per ridurre i costi di queste fonti alternative ed eliminare gli incentivi corrisposti a quelle convenzionali inquinanti.

La relazione d'iniziativa di Claude TURMES (Verdi/ALE, NL), adottata dalla Plenaria, accoglie con favore la comunicazione dell'Esecutivo sulla quota di fonti energetiche rinnovabili nell’UE. Secondo i deputati, le energie rinnovabili hanno un'importanza «eccezionale» per la lotta al deterioramento ambientale, ma anche per il loro contributo all’innovazione e allo sviluppo, alle opportunità commerciali e alla creazione di posti di lavoro. Inoltre, sottolineano che le energie rinnovabili, associate alle misure di conservazione dell’energia, riducono la dipendenza dell’Europa dalle importazioni, diminuendo in tal modo i rischi politici ed economici ad esse correlati.

Obiettivo 25% nel 2020

Per i deputati, ricorrendo a «un approccio più sistemico alle politiche energetiche» sarebbe possibile che, entro il 2020, le fonti rinnovabili coprano una quota pari al 25% del consumo energetico complessivo dell’Unione europea. Ricordando che il Parlamento aveva in precedenza chiesto di fissare tale obiettivo al 20%, sottolineano anche l’importanza di fissare «obiettivi vincolanti» per quella data, al fine di trasmettere un segnale chiaro agli operatori del mercato.

In quest'ottica, si tratterebbe di integrare e accelerare, «anche mediante maggiori incentivi», il potenziale di conservazione energetica, efficienza energetica e fonti energetiche rinnovabili su larga scala. La Commissione è pertanto invitata ad elaborare una strategia a medio termine e a studiare scenari per l’efficienza della domanda che permettano di raggiungere l’obiettivo relativo al cambiamento climatico e di offrire una base più favorevole per la fissazione di obiettivi a lungo termine per le energie rinnovabili.

L’obiettivo dell’Unione europea deve essere articolato per settori e obiettivi nazionali, e all'Esecutivo è chiesto di definire obiettivi vincolanti per i mercati dell’elettricità, dei carburanti per i trasporti, nonché del settore del riscaldamento e del raffreddamento.

Per i deputati, gli incentivi sotto forma di tagli fiscali «costituiscano un modo efficace di promuovere le energie rinnovabili». E' per questa ragione che incoraggiano gli Stati membri a farvi ricorso ed esortano la Commissione «a eliminare tutti gli ostacoli a tale azione da parte degli Stati membri».

Riscaldamento e raffreddamento degli edifici

Il riscaldamento e il raffreddamento degli edifici rappresenta circa il 40% dell’intero utilizzo energetico nell’Unione europea pertanto, secondo i deputati, occorre un approccio sistemico «che integri le migliori tecnologie disponibili di riduzione della domanda di riscaldamento e raffreddamento con l’energia a bassa densità derivante da fonti rinnovabili a bassa temperatura o da unità di cogenerazione o trigenerazione».

Il Parlamento sottolinea, invece, che l'Unione europea «non dispone di un approccio sistematico» per quanto concerne il sostegno alle energie rinnovabili nei settori del riscaldamento e del raffreddamento, «nonostante la dipendenza da gas e petrolio sia particolarmente forte in tali ambiti e i costi connessi ad un aumento della quota delle energie rinnovabili siano relativamente modesti». Pertanto chiede che venga adottata una strategia comunitaria volta a rendere competitivi gli impianti di riscaldamento e raffreddamento che utilizzano energie rinnovabili aumentandone la produzione. A tale proposito rileva che «le regolamentazioni burocratiche» imposte ai proprietari e ai costruttori di abitazioni private «non costituiscono il modo migliore per raggiungere tale obiettivo». Si dovrebbe ricorrere piuttosto a una direttiva che stabilisca «obiettivi realistici ma ambiziosi» e coordini le azioni degli Stati membri basate su misure di incentivazione limitate nel tempo.

Per quanto riguarda l’efficienza energetica globale e l’impiego di fonti energetiche rinnovabili, l'Esecutivo è poi invitato a estendere l’attuale direttiva relativa all'edilizia a tutti gli edifici commerciali con una superficie superiore ai 250 m² e a presentare una proposta di direttiva relativa all’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili nel settore del riscaldamento e del raffreddamento. Al più tardi entro il 2012, inoltre, dovrebbero essere fissate delle norme edilizie minime per tutte le abitazioni private, basate sugli standard relativi all’energia passiva. Ribadendo l'utilità degli incentivi fiscali, infine, la relazione invita la Commissione e il Consiglio Ecofin ad adottare misure rapide ed efficaci per eliminare le sovvenzioni alle energie nocive per l’ambiente nel settore del riscaldamento e del raffreddamento.

Elettricità: condizioni di mercato eque per la produzione da fonti rinnovabili

Nel ricordare l’obiettivo del 21% per la quota di fonti energetiche rinnovabili sul mix energetico complessivo dell’Unione europea, previsto dalla direttiva del 2001, i deputati chiedono alla Commissione di proporre ulteriori disposizioni sulla rimozione di tutti gli ostacoli (di tipo amministrativo e politico) nonché su un accesso equo e libero alla rete e tariffe non discriminatorie, «che attualmente impediscono lo sviluppo di fonti rinnovabili di elettricità in numerosi Stati membri».

All'Esecutivo e agli Stati membri è inoltre chiesto di promuovere misure atte a ridurre il costo dell'elettricità derivata da fonti rinnovabili, ancora troppo elevato, soprattutto mediante la ricerca e lo sviluppo, nonché di delineare incentivi al fine di continuare il miglioramento della tecnologia e la riduzione dei costi. La Commissione, poi, dovrebbe adottare misure contro quegli Stati membri che non garantiscono un accesso equo alla rete bloccando, di fatto, l’ulteriore sviluppo dei progetti in ambito di elettricità rinnovabili.

Per i deputati, nel mercato dell’energia elettrica non esistono tuttora condizioni concorrenziali uguali tra i fornitori energetici storici con struttura monopolistica e i piccoli e medi offerenti di fonti energetiche rinnovabili. Gli Stati membri sono quindi invitati a continuare a sviluppare strategie e strutture nazionali per la promozione delle energie rinnovabili, con l’obiettivo di ridurre gli ostacoli amministrativi a livello di programmazione e di rilascio di licenze, di agevolare l’accesso alla rete e di offrire una garanzia d’origine, nonché di mantenere la stabilità della rete e di rivedere gli aiuti dannosi sotto il profilo ambientale.

Nel lungo termine, occorre poi creare un sistema europeo di incentivi armonizzato che contribuisca alla realizzazione degli obiettivi attuali e di obiettivi futuri più ambiziosi, tenendo conto di un aumento della quota annuale delle energie rinnovabili nella produzione di elettricità. Questo sistema dovrà inoltre essere compatibile con i principi del mercato interno dell’elettricità e inserirsi in un approccio sistemico allo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili. Gli spetterà, inoltre, promuovere un utilizzo efficace delle fonti energetiche rinnovabili, essere semplice e al tempo stesso il più efficiente possibile, in particolare in termini di costi. Occorrerà, infine, internalizzare i costi esterni di tutte le fonti energetiche e prevedere periodi di transizione sufficienti per i regimi di aiuto nazionali al fine di mantenere la fiducia degli investitori.

Trasporti: efficienza e biocarburanti

Per i deputati, il settore dei trasporti è all'origine della forte dipendenza da importazioni di petrolio a prezzi altamente volatili, provoca gravi problemi di salute legati all’inquinamento atmosferico ed è responsabile della rapida crescita delle emissioni di CO2. Notano poi che i guadagni in termini di efficienza dovuti a misure strutturali sono «cruciali e complementari rispetto alle strategie relative ai carburanti rinnovabili».

I deputati esortano l'Esecutivo e gli Stati membri a continuare a sostenere le iniziative volte a promuovere la tecnologia dell'idrogeno ed un'economia basata sull'idrogeno. A loro parere infatti, l'idrogeno è un vettore di energia, i cui vantaggi si manifestano in particolare quando viene prodotto da fonti di energia rinnovabili, promuovendo così efficacemente la protezione dell'ambiente, lo sviluppo sostenibile e le misure volte a lottare contro l'effetto serra.

Inoltre, pur compiacendosi della direttiva vigente sui biocarburanti, i deputati deplorano «che sia principalmente il denaro dei contribuenti a fornire incentivi per i biocombustibili». La Commissione è quindi invitata ad includere nel piano d’azione sulla biomassa l'obbligo per le società petrolifere di aumentare gradualmente la quota di carburanti prodotti da fonti rinnovabili. Gli Stati membri, invece, sono invitati a applicare ai biocombustibili gli incentivi ammessi dalla legislazione comunitaria, al fine di contribuire alla creazione di nuove opportunità per lo sviluppo rurale.

La relazione sostiene, infatti che l'utilizzo di etanolo come combustibile può contribuire a promuovere le zone rurali dell’UE, a valorizzare le materie prime agricole e, tenuto conto delle recenti riforme della PAC e dei tagli al sostegno finanziario, offrire un nuovo sbocco al settore agricolo.

Biomassa: un enorme potenziale per le energie rinnovabili

L’utilizzo di biomassa, per i deputati, offre molti vantaggi rispetto alle fonti energetiche convenzionali e anche ad alcune altre energie rinnovabili: costi relativamente contenuti, minore dipendenza dai cambiamenti climatici, promozione di strutture economiche regionali e reddito alternativo per gli agricoltori. Per tale motivo deplorano che «l’enorme potenziale della biomassa nel campo delle energie rinnovabili non sia stato sfruttato, in linea con il suo potenziale tecnico, a costi abbordabili».
D'altra parte, i deputati ritengono che gli sforzi a favore di un’utilizzazione più rilevante della biomassa nella produzione di energia rinnovabile «non debba dispensare l’Unione europea dal proseguire le sue ricerche a favore di una migliore efficacia energetica» (risparmio di energia in carburante, riscaldamento, elettricità ecc.).

E' pertanto con favore che è accolta l’intenzione della Commissione di presentare un piano di azione sulla biomassa che, però, dovrà essere un documento ambizioso con proposte di misure concrete e «giuridicamente vincolanti». Per promuovere l’utilizzo della biomassa, l'Esecutivo e gli Stati membri dovrebbero ricorrere maggiormente ai Fondi strutturali e di coesione, e mobilitare il settimo Programma quadro di ricerca.

Gli Stati membri sono inoltre esortati a garantire che la politica d’imposizione fiscale nazionale «non ostacoli lo sviluppo della produzione di biomassa», a prendere in considerazione i tagli fiscali come «incentivo efficace» e ad abolire tutti gli «oneri superflui» a carico degli utilizzatori di biomassa.

Nel riconoscere, poi, il contributo dato dalla PAC alla produzione di energie rinnovabili, attraverso la biomassa e i biocarburanti, i deputati incoraggiano il loro ulteriore sviluppo e la loro utilizzazione. Occorre tuttavia che siano prese misure intese a impedire che la produzione di alimenti sia sostituita dalla produzione di energia nelle zone favorevoli all’agricoltura.

Ai fini della produzione di energia, la relazione chiede quindi che sia privilegiato il sostegno all’impiego di sottoprodotti, quali piante coltivate su terreni a resa marginale, residui della potatura e sottoprodotti dell’industria forestale. D'altra parte, al settore delle energie rinnovabili dovrebbero essere applicate le norme concernenti la coesistenza e l’etichettatura che si applicano alla coltivazione e all’uso di OGM nella produzione.

Coordinamento europeo per l'innovazione

Nel sottolineare che solo a condizione che vi sia una migliore interazione tra tutti i soggetti interessati è possibile attuare una strategia europea coerente in materia di energie rinnovabili e di efficienza energetica, i deputati chiedono che, nell’ambito delle prospettive finanziarie 2007-2013, venga definito un nuovo programma “Energia intelligente per l’Europa” potenziando la sua dotazione per promuovere la messa in rete delle prassi eccellenti.

Ricerca e sviluppo: priorità alle fonti rinnovabili e all’efficienza

Tra il 1974 e il 2001, solo l’8,2% dei fondi stanziati per la R&S nel settore dell’energia nei paesi dell’OCSE sono stati destinati alle energie rinnovabili. Pertanto i deputati insistono affinché nel settimo Programma quadro sia destinato un importo sostanziale alle fonti rinnovabili di energia.

E' poi opportuno orientare i principali strumenti finanziari comunitari «a favore di investimenti su ampia scala» in nuove tecnologie relative alle energie rinnovabili e alla conservazione di energia che mostrino il miglior rendimento. Occorre, altresì, prevedere piattaforme tecnologiche per la produzione di energia elettrica solare, di energia eolica e di energia da biomassa nonché per l’integrazione delle energie rinnovabili nel settore edilizio, incluse la cogenerazione di calore ed energia e il riscaldamento e raffreddamento a distanza basati su fonti rinnovabili.

La relazione rileva, infine, che l’elettricità termica solare e le fonti rinnovabili come la corrente marina, l’energia delle maree e dell’osmosi sono nuovi ambiti potenziali per generare elettricità rinnovabile e che la Ricerca europea dovrebbe investire ingentemente in tali fonti.



 
Apertura in Puglia di tre impianti per la produzione di energia elettrica da biogas. E noi dormiamo.

E’ l’insieme dei progetti che Biogas Italia srl intende realizzare in Puglia, nelle province di Taranto e di Foggia, e che ha già presentato al ministero dell’Innovazione ottenendo i finanziamenti

TARANTO - Tre impianti per la produzione di energia elettrica attraverso il biogas (65% metano, 35% anidride carbonica) ricavato da rifiuti biodegradabili e da biomasse agricole, con un investimento complessivo di 23 milioni di euro comprendenti anche un Centro di ricerca in cui dovrebbero trovare lavoro i neolaureati del Politecnico di Taranto. E’ l’insieme dei progetti che Biogas Italia srl intende realizzare in Puglia, nelle province di Taranto e di Foggia, e che ha già presentato al ministero dell’Innovazione ottenendone i relativi finanziamenti.

Ad illustrarli oggi in una conferenza stampa nella sede dell’Assindustria di Taranto sono stati l’amministratore delegato della società, Angelo Bozzetto, e il socio e responsabile tecnico-operativo dei progetti, Christof Erckert, alla presenza del preside del Politecnico di Taranto, Lorenzo Liberti, e del presidente della sezione Chimici, gas e ambiente dell’Assindustria, Piero Chirulli.
Una iniziativa definita da Bozzetto «strategica per il Sud e in particolare per Taranto». Due impianti dovrebbero sorgere in provincia di Taranto, nei territori di Palagiano e Statte, e un terzo invece a Manfredonia nell’ambito del contratto d’area. Per il capoluogo jonico è prevista anche la realizzazione di un Centro di ricerca (costo otto milioni e 200mila euro, compresi nell’investimento complessivo della società) affidato all’Università che vedrebbe al lavoro 40 neolaureati tarantini del Politecnico.

Il Centro di ricerca, nei progetti di Biogas Italia, dovrebbe operare come un laboratorio sulle biomasse nel Mediterraneo ed entrare in funzione entro il 2005. I lavori di realizzazione degli impianti invece partirebbero all’inizio dell’anno prossimo per consentire l’avvio della produzione ai primi del 2006. Complessivamente, calcolando anche i 40 neolaureati, i tre progetti darebbero lavoro a 90 addetti, cifra che salirebbe a 270 addetti calcolando l’indotto.

I tre progetti sono finanziati in parte a fondo perduto dal ministero dell’Innovazione. La Biogas Italia srl ha partner tedeschi per quanto concerne le tecnologie, e banche austriache e svizzere quali partner finanziari. «Abbiamo necessità invece di sviluppare il partenariato locale», ha affermato ancora Bozzetto secondo il quale «è indispensabile il legame col mondo produttivo e in particolare con quello agricolo, dal quale abbiamo avuto già alcune disponibilità».
E’ stato Christof Erckert ad illustrare gli aspetti tecnici dei tre progetti. «Di solito le biomasse sono frutto di combustione», ha spiegato Erckert. «Noi invece raccogliamo le biomasse bagnate inserendole in un grande contenitore in cui fermentano. Qui i batteri producono metano in assenza di ossigeno. E’ un processo definito di ’digestione anaerobica» che produce metano impuro, l’unica fonte di energia ricavabile biologicamente. L’effetto serra è zero, perché nell’aria viene immessa solo anidride carbonica».
Biogas Italia sta cercando anche di aprire sinergie con i gestori delle discariche per valutare, nell’ambito della raccolta differenziata, la possibilità di utilizzazione dei rifiuti biodegradabili da cui ricavare energia. Dell’entrata in funzione degli impianti beneficerebbero ad esempio, nel settore agricolo, i coltivatori di mais o gli allevatori di bovini, dai quali verrebbero acquistate le biomasse; l’energia prodotta verrà poi venduta ad un gestore di rete.
In Austria e in Germania, hanno affermato Bozzetto ed Erckert, da 300 ettari di terreno coltivato a mais si producono otto milioni di chilowattore all’anno, che potrebbero soddisfare le esigenze di duemila famiglie italiane.


 
NON TUTTI SONO DACCORDO ALLE CENTRALI A BIOMASSE
IL WWF ESPRIME LA PROPRIA CONTRARIETA' ALLA CENTRALE A BIOMASSE DEL POLLINO

In riferimento al progetto di riconversione della centrale elettrica del Mercure per la produzione di energia elettrica da biomasse che dovrebbe entrare in funzione fra circa cinque mesi, ed alla luce del dibattito aperto sulla vicenda, il WWF Basilicata nell’esprimere la propria contrarietà nei confronti dell’iniziativa, ritiene di dover evidenziare alcuni aspetti fondamentali quali l'approvvigionamento del combustibile che secondo quanto emerge dalla documentazione in possesso di questa Associazione, l’impianto, con una potenza netta di circa 35 MW elettrici, ed un’alimentazione di circa 320.000 tonnellate/anno di combustibile, risulta avere un dimensionamento elevato in rapporto a quella che invece è la media delle centrali alimentate a biomasse e che si aggira intorno ai 10-12 MW elettrici. Il quantitativo di biomassa previsto per il suo funzionamento non è certamente reperibile nell’area in questione. Ciò determinerebbe un afflusso di materiali da altre aree geografiche ed un conseguente dispendio di combustibili fossili per il trasporto. Il duplice vantaggio ambientale dell’utilizzo di biomasse prodotte in loco nei confronti dei derivati del petrolio, invece, consiste proprio nella possibilità di produrre energia con fonti rinnovabili e di evitare dannose emissioni di gas serra nell’atmosfera determinate dal trasporto su medialunga percorrenza. Anche da un punto di vista economico ed occupazionale, inoltre, i vantaggi derivanti dalla realizzazione di questi impianti a livello locale non sono riconducibili alla gestione diretta degli stessi ma interessano soprattutto i settori produttivi indotti. Infatti, la tendenza ormai generalizzata a livello europeo che deriva da esperienze ormai decennali nel settore, è quella di realizzare piccoli o medi impianti per la valorizzazione energetica di materiali reperibili in raggi ristretti di 20 o 30 km. Per quanto attiene l'efficienza energetica il WWF Basilicata evidenzia come questo aspetto" denota l’assoluta inopportunità di realizzare il progetto in questione, così come concepito, deriva dalla mancanza del processo di cogenerazione, fondamentale per garantire una accettabile efficienza energetica. Secondo tale sistema, infatti, il calore “residuo”, a valle del processo di produzione di elettricità, può essere immesso in una rete di teleriscaldamento o in un processo industriale. Un impianto che non sfrutti questa fondamentale opzione risponde solo a logiche di mero profitto aziendale basato sullo sfruttamento degli incentivi pubblici per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. L’obbligo di un impiego, nel ciclo di combustione, di sole biomasse di origine vegetale (rifiuti della lavorazione del legno non trattati e scarti vegetali da attività agricole, forestali, e agroalimentari) riportato nell’autorizzazione rilasciata dal Settore Attività Economiche e Produttive della Provincia di Cosenza in data 02.09.2002, non implica, per la società, alcun vincolo definitivo in quanto potrebbero venire utilizzate altre tipologie di rifiuti, perché compresi in quelle indicate nel D.M. 05.02.1998, previo adeguamento a quanto previsto dall’art. 33 del D.L.vo 22/97 (decreto Ronchi sui rifiuti). In sostanza, l’impianto potrebbe bruciare inizialmente biomasse vegetali e successivamente altri tipi di rifiuti con caratteristiche molto diverse. A questo importante aspetto bisogna aggiungere quello relativo all’impatto ambientale derivante dal trasporto dei materiali, sia in entrata (biomasse) che in uscita (residui e ceneri della combustione). Secondo la valutazione del WWF comparabile con quella di altri progetti analoghi, il sistema di approvvigionamento richiederebbe la confluenza di circa 80 camion di media portata al giorno per i 250 giorni lavorativi all’anno, ai quali sarebbero da aggiungere alcuni camion per la rimozione delle ceneri. Poiché tutto questo avverrebbe, peraltro, all’interno del Parco Nazionale del Pollino riteniamo alquanto “incompatibile” la realizzazione di un progetto così come concepito che rischia di compromettere le risorse naturali e quindi lo sviluppo dell’area basato sulla sostenibilità ambientale. In questo senso anche l’esclusione del territorio interessato al progetto proposta dal Sindaco del Comune di Laino lascia chiaramente intravedere che la centrale crea seri problemi di compatibilità con l’esistenza del parco. Il WWF sosterrà perciò ogni azione civile e democratica delle popolazioni e dei soggetti istituzionali interessati, tesa ad evitare che tale impianto venga realizzato.

A Proposito di Biomasse

La centrale ha il solo scopo di produrre corrente elettrica ma mettere in rete.
Alla base di tutto c'è l'interesse dell'Enel ad avere una centrale a "biomasse", cioè ad energia rinnovabili, per concorrere all'acquisizione del "bollino verde", cioè una certificazione comunitaria che pretende che ogni azienda che produca energia, riduca una certa percentuale di utilizzazione di combustibili fossili con più "ecologici" combustili a biomasse. Pena la cessione di centrali ad altre aziende. Il meccanismo è complicato, ma è come se io ti dicessi che nel tuo bar devi avere almeno il 5% di clienti che non bevono alcolici: avresti due possibilità 1) cedere una parte dei tuoi clienti "alcolici" ad altri bar; 2) offrire ai tuoi clienti gratis 5 aranciate ogni 95 birre.
L'enel ha scelto la seconda possibilità.
Produrre energia in questo modo è antieconomico, come regalare le aranciate ma ti consente di continuare a vendere birre, cioè produrre elettricità dal petrolio, carbone ecc...

Riguarda la reperibilità in loco da biomasse

1) fare una centrale a legna di queste dimensioni in un parco e come fare una centrale idroelettrica in un deserto, cioè vendere frigoriferi agli eschimesi.
2) facendo uno studio sulla disponibilità di biomasse in loco, probabilmente una certa disponibilità di materiale potrebbe essere disponibile e a lungo termine si potrebbe praticare la coltivazione di specie arboree a breve accrescimento. Ma si tratterebbe di piccoli impianti, che utilizzando combustibile rinnovabile potrebbero funzionare illimitatamente e giustificare investimenti nel teleriscaldamento ecc.

Questa centrale a regime avrà contributi dalla comunità europea per 8 anni e probabilmente non funzionerà oltre questo lasso di tempo, quindi che senso avrebbe dotare i comuni di una rete per il teleriscaldamento? a meno che.... rifiuti (in un parco!!!!)

Se avete notizie utili relative al funzionamento di questi impianti fateci sapere.
se volete saperne di più sulle biomasse www.ecoage.it Questo sito parla positivamente delle biomasse, ma pone delle condizioni e sono proprio queste che mancano.

Centrali a "biomasse" e desertificazione.

Da qualche tempo è in corso, in Basilicata, un aspro dibattito sulla necessità di realizzare alcune centrali di produzione energetica alimentate a biomasse e sulla loro eventuale localizzazione. Recentemente, inoltre, l'opinione pubblica lucana è stata interessata da un'altra tematica, apparentemente non collegata alla precedente, alla quale, a mio avviso, è strettamente connessa. Si tratta degli studi sul processo di desertificazione in atto nel bacino del Mediterraneo e nel Sud Italia in particolare. Anche la Basilicata è fortemente interessata da questo fenomeno.

Gradirei, pertanto, fornire alcuni spunti di riflessione a quanti vogliano avere un approccio sistemico all'interpretazione della realtà, approccio necessario a quanti vogliano perseguire modelli di sviluppo sostenibile.
Nelle valutazioni di impatto ambientale è necessario, come è noto, considerare non solo le conseguenze che una determinata iniziativa, opera o industria, ecc. può avere sul territorio circostante ma anche le possibili utilizzazioni alternative delle risorse che si andrebbero ad utilizzare.

La desertificazione, fenomeno che potremmo esemplificare come "progressiva incapacità del suolo a permettere e mantenere le diverse forme di vita" è, giustamente, percepita con gravità crescente non solo dagli addetti ai lavori.
Il fenomeno di degrado, lento e costante negli ultimi decenni, ha subito un'impennata negli ultimi due o tre anni, collegata all'evoluzione climatologica in atto.

Il cambiamento più apparente riguarda il regime termopluviometrico, caratterizzato prevalentemente da pochi eventi piovosi di elevata intensità, ovvero molti millimetri di pioggia in pochissime ore che, invece, in un regime termopluviometrico normale, dovrebbero essere distribuiti in un arco temporale di cinque o sei mesi.

Queste piogge finiscono per essere solamente dannose in quanto non sono idonee né alla ricostituzione di riserve - nel terreno e negli invasi artificiali ove, invece, ne accelerano l'interramento - né per rallentare il processo di desertificazione che, anzi, acuiscono.

L’azione battente delle piogge, infatti – soprattutto nei terreni agricoli sottoposti a frequenti lavorazioni, nei terreni percorsi dal fuoco, in quelli già soggetti ad erosione ed al dissesto idrogeologico - accelera il processo di desertificazione, poiché, oltre alla rimozione per “ruscellamento” del terreno, provoca una “ossidazione spinta” della sostanza organica.

La sostanza organica presente in un terreno può essere un indice dello stato di salute di un territorio. La sua composizione quanti-qualitativa è in relazione con gli agenti climatici. La sua percentuale in peso in un terreno, in un ambiente non turbato da fenomeni eccezionali o antropici, è in uno stato di "equilibrio dinamico"; può variare lievemente ma, mediamente, rimane costante nel tempo.
Rappresentano fenomeni di patologia del terreno sia un accumulo che una diminuzione della sostanza organica.
Tralasciando i fenomeni di accumulo, che non riguardano i nostri territori, analizziamo meglio quello che accade nei nostri ambienti.

La progressiva diminuzione della sostanza organica è l'indice più significativo del processo di desertificazione in atto. In Basilicata molti terreni hanno raggiunto valori di sostanza organica prossimi all’1%. La desertificazione irreversibile si ha quando i valori scendono al disotto dello 0,6 %.

La sostanza organica in un terreno può diminuire - oltre che per i motivi prima esposti, che potrebbero apparire "naturali" - anche per azione diretta dell'uomo.

L'agricoltura intensiva, con frequenti e profonde lavorazioni del terreno e con l’uso esclusivo di mezzi chimici di sintesi, è causa di un progressivo consumo di sostanza organica. L'uso, spesso inconsapevole, di acqua salmastra per irrigare i campi aggrava ulteriormente la situazione. Per non parlare poi dell'azione del fuoco, sia nei seminativi che nei boschi, e delle operazioni di livellamento e spietramento di terreni naturali.

A questo punto credo sia chiaro il collegamento a cui accennavo all'inizio, ovvero quello tra desertificazione e centrali a biomasse.

Sono dell'idea che prima di bruciare (in questo caso, volutamente!) la sostanza organica, sia opportuno avviare sistemi e processi per mantenerla o ridarla al nostro suolo.

Tecnologie in tal senso sono già disponibili, sia per la gestione dei terreni che per la trasformazione di determinati sottoprodotti o rifiuti; il “cippato” di legno, i residui ligno-cellulosici, altri residui organici di origine certificata e controllata possono essere facilmente compostati, ovvero trasformati in “toccasana” per i nostri terreni. Esistono modelli di biocompostatori anche a livello aziendale, da giardino, ecc. oltre che di dimensioni industriali che, se ben gestiti, non emettono “cattivi odori”.

Il consumo e quindi la domanda di sostanza organica nell'agricoltura anche intensiva, sta aumentando; per non parlare delle aziende agricole biologiche che possono usare solo concimi organici per le loro colture. Vi è tutto un mercato da scoprire che, opportunamente orientato con leve fiscali o incentivi, può contribuire alla realizzazione di un modello di sviluppo sostenibile che riduca persino le conflittualità sociali. Nuove colture agricole al posto di quelle in eccedenza; colture ideali per ottenere compost di qualità, particolarmente ricche in elementi nutritivi necessari alle altre coltivazioni.

Solo dopo aver garantito il mantenimento di ottimali livelli di sostanza organica nei nostri terreni, in grado di frenare il processo di desertificazione, è sensato, a mio avviso, ipotizzare l'uso dei terreni agricoli per coltivare piante a fini energetici (con metodi conservativi della sostanza organica, ovviamente …).

A questo punto, per scegliere la tecnologia più idonea per completare la “filiera agroforestale-energetica”, bisogna accennare all’esistenza di un ventaglio di innovazioni già sperimentate, verificarne la convenienza sociale ed economica e la resa in termini di efficienza energetica: mi riferisco ad esempio alle colture per produrre biodisel, bioetanolo, alla “Steam Explosion” ed al processo di “gassificazione” sperimentati nel Centro Ricerca ENEA della Trisaia di Rotondella. Occorre, cioè, confrontare queste tecnologie con quelle proposte per i nostri territori (centrali termoelettriche alimentate a biomassa).

Per concludere vorrei dire, in sintesi, che prima di bruciare tutto, pensiamoci bene, perché dopo, tornare indietro sarà molto difficile, se non impossibile.
 
3/10/2005 Biogas prodotto dai rifiuti nuovo impianto a Corigliano
Biogas prodotto dai rifiuti
nuovo impianto a Corigliano


CORIGLIANO - E' stato inaugurato a Corigliano Calabro il primo impianto del Mezzogiorno di produzione di biogas utilizzando i rifiuti. La cermonio si è svolta giovedì. «Con la inaugurazione del nuovo impianto per la messa in sicurezza della discarica di località Cotrica e con il recupero energetico del biogas - afferma il sindaco Giovanni Battista Genova - segna, indubbiamente, uno dei momenti più alti, in fatto di salvaguardia dell'ambiente cittadino, voluto da questa Amministrazione Comunale». Il primo cittadino, parla di «avvenimento» in quanto Corigliano è la prima città del Mezzogiorno d'Italia che ha avviato questa iniziativa dagli alti contenuti ambientali. «Sin dal nostro insediamento ­ afferma ancora Genova - abbiamo dedicato un'attenzione particolare verso tematiche quale la salvaguardia e tutela dell'ambiente, profondendo in questa direzione sforzi non solo di natura economica, ma anche impegno e dedizione da parte di tutti gli amministratori e degli uffici comunali preposti. Non a caso, ritengo, si possano ottenere lusinghieri riconoscimenti da parte di organismi che, in fatto di tutela ambientale, svolgono un ruolo di primo piano in ambito nazionale da anni. Un'opera, quella svolta in questa direzione ­ prosegue il primo cittadino - che è passata anche attraverso iniziative di sensibilizzazione nelle varie scuole cittadine, cercando di inculcare alle nuove generazioni, che saranno i cittadini di domani, quella sensibilità giusta e necessaria per amare e salvaguardare l'ambiente". Ma perché la giornata del 3 novembre, gli chiediamo, segna un momento importante per la politica ambientale cittadina ? «Tutto ciò è stato possibile, grazie alla disponibilità della società "Marcopolo Environmental Group" di Borgo S.Dalmazzo (Cn), una realtà imprenditoriale fatta di otto società che da più di vent'anni opera in campo ambientale, occupandosi prevalentemente di valorizzazione industriale "attiva" dei rifiuti e di produzione di energia da fonti alternative e rinnovabili. L'installazione ­ spiega il sindaco - che ha comportato da parte della "Marcopolo" un cospicuo investimento senza contributi, ha una potenza installata pari a 600 kilowattora, equivalenti al consumo medio di 600 famiglie. E inoltre l'entrata in funzione dell'impianto consentirà: il miglioramento ambientale derivante dalla captazione di circa 4.000 metri cubi al giorno di un inquinante come il biogas da discarica, composto da metano, anidride carbonica, azoto e saturo di sostanze chimiche inquinanti; che in dieci anni verranno prodotti circa 30 milioni di kilowattora elettrici, non più importanti, quindi, dall'estero; che saranno risparmiati circa 780 mila metri cubi di metano all'anno; che detti metri cubi di metano annui rappresentano una risposta pienamente positiva agli accordi ed impegni italiani sottoscritti con l'adesione al trattato di Kyoto.


Gabriella Montera




 
Centraline e centrali

Molte sono le richieste avanzate da ditte private ai Comuni per avere il permesso di costruire centrali elettriche. Di queste richieste la maggior parte riguarda la possibilità di costruire piccole centrali di cogenerazione elettrica a biomasse (come a Sala Bolognese, 20 Megawatt) ma una parte riguarda la possibilità di costruire grandi centrali (come a Santarcangelo di Romagna, 800 Megawatt).

Come è emerso nel convegno nazionale dell’ 11/6/2002 organizzato dai verdi alternativi a Poggio Berni (Rimini), NON C’E’ ASSOLUTAMENTE BISOGNO di altre centrali. Quelle esistenti coprono già il fabbisogno energetico, e l’ENEL dispone di una riserva del 25% (in più rispetto al picco massimo prevedibile), che è superiore alla riserva degli altri paesi europei. Inoltre, se ogni nuova centrale sostituisse una vecchia centrale con l’obiettivo di diminuire, grazie alle nuove tecnologie, l’inquinamento ambientale, il discorso sarebbe accettabile, perché alla fine si avrebbe una riduzione dell’inquinamento. Invece le nuove centrali SI AGGIUNGONO alle vecchie, e il nuovo inquinamento, anche se minore rispetto a quello prodotto dalle vecchie, SI SOMMA a quello che c’è già. Inoltre, in assenza di un progetto complessivo per stabilire scientificamente come e dove eventualmente intervenire, tutto è lasciato alla… disponibilità degli enti locali e alla capacità di persuasione delle aziende costruttrici. In Puglia, per esempio, un territorio a vocazione agricola e turistica verrebbe martoriato da numerose nuove centrali, con ulteriore inquinamento acustico, atmosferico, idrico, e spreco di tonnellate di acqua ogni giorno.

Le emissioni nocive rilasciate nell’atmosfera, anche se vengono costantemente monitorate, sono pericolose per la salute.

Il territorio emiliano è fatto oggetto di attenzioni anche da parte di imprese che propongono la costruzione di piccole centrali. In sintesi, le caratteristiche comuni di queste centrali sono:

1. L’utilizzazione dichiarata di biomasse (legname cippato, sterpi e combustibili analoghi) da bruciare nei forni per generare energia;

2. La necessità di disporre di un bacino di circa 22.000 ettari di bosco per ogni centrale, da cui ricavare almeno un terzo del legname utile per la produzione annuale di energia;

3. La necessità di disporre di elevate quantità d’acqua per l’impianto di raffreddamento;

4. La necessità di disporre di un numero elevato di TIR per il trasporto quotidiano e lo stoccaggio dei materiali combustibili;

5. La possibilità di ricorrere, semplicemente con una dichiarazione da inviare al ministero dell’industria, ai sensi dell’art. 33 del decreto Ronchi, di rifiuti secchi nella misura del 30% del volume complessivo del combustibile occorrente;

6. La possibilità di riscaldare serre o impianti industriali o quartieri con impianti di teleriscaldamento.

Nella pratica succede che:

· Anche le centrali con raffreddamento ad aria, essendo molto rumorose, vengono modificate e trasformate in impianti con raffreddamento ad acqua. La centrale di Argenta (circa 10 Megawatt) consuma ogni anno più di 70.000 metri cubi di acqua;

· Anche le centrali più piccole riversano sulla viabilità ordinaria congestionamenti e intralci al traffico: la solita centrale di Argenta richiede ogni giorno 40 TIR pieni che scaricano e 40 TIR vuoti che escono – per ogni giorno dell’anno;

· Anche le centrali più piccole necessitano di un’estensione di boschi che non esiste in Italia; se un’altra piccola centrale “a biomasse” fosse costruita in Emilia, dovrebbe necessariamente attingere dallo stesso bacino boschivo di quella di Argenta, perché non c’è abbastanza legna per tutte e due;

· In ogni caso, basta dichiarare di ricorrere per il 30% ai rifiuti secchi e lo si può fare;

· Finiti gli otto anni di contributi pubblici, non c’è più la possibilità di starci dentro con i costi, e a quel punto, una volta inserita nel piano energetico regionale, sarà facile per la centrale trasformarsi in inceneritore e farsi pagare per ritirare rifiuti vari;

· Le 2 (due) lire di contributi versati ai comuni ogni 250 lire di incasso per la produzione di energia elettrica non sono sufficienti, spesso, nemmeno a risolvere i problemi di viabilità e a pagare l’ARPA per il continuo monitoraggio delle emissioni nell’aria;

· Il sistema di controllo dei fumi è attendibile dal punto di vista delle quantità, ma poco garante dei diritti del cittadino: infatti si basa su una media mensile. Se in un certo giorno io brucio plastica e produco diossina, i valori della diossina di quel giorno, diluiti nell’arco di tutto il mese, scenderanno al di sotto della soglia considerata pericolosa e quindi saranno “permessi”. Nonostante ciò, in quel giorno qualcuno potrebbe morire. E ogni controllo dell’ARPA costa circa 80 milioni.

· Il sistema di amministrazione e gestione delle imprese che costruiscono centrali è quello dello spezzatino: una volta avuto il permesso dal Comune, la ditta scorpora la parte del teleriscaldamento (o delle serre) e la vende; scorpora la parte degli impianti e della manutenzione e la vende; scorpora la parte di produzione energetica e la tiene. Per mettere giù convenzioni efficaci che permettano ai comuni di effettuare i necessari controlli, gli enti locali diventano matti: si fa fatica a trovare ogni volta l’interlocutore responsabile;

· Alcune di queste imprese (dietro a tutte ci sono capitali tedeschi) risultano appena fondate, e alcune hanno sede a Montecarlo o in altri paradisi fiscali; la trasparenza, insomma, non c’è.

Prodotto da alcuni del Forum di San Giovanni in Persiceto (BO)



 
Otto milioni di euro. E’ la cifra messa a disposizione per l’emergenza ambientale. Le speranze di Sulla.
Sull’emergenza ambientale in Calabria oggetto dei lavori di lunedì mattina della IV Commissione consiliare, “Assetto ed Utilizzazione del Territorio - Protezione dell’Ambiente”, conclusisi nel pomeriggio, sono intervenuti il commissario straordinario per l’emergenza ambientale, Alfiero e, in rappresentanza gli Ato di Vibo Valentia, Cosenza, Reggio Calabria e Crotone, rispettivamente Delose, Malomo, Del Monte e Federico. In rappresentanza della Provincia di Reggio, sono intervenuti Catalfamo e Postorino. Per l’Anci, erano presenti Calzona, Ruffo, Puccio, Menniti e Trento, i dirigenti del Dipartimento Ambiente ed i rappresentanti della Lega delle autonomie locali. “I lavori - ha detto in una dichiarazione il presidente dell’organismo, Francesco Sulla - svoltisi alla presenza dell’assessore al ramo, Diego Tommasi, hanno fornito un’ottimale base di approccio, con l’indicazione anche di misure da mettere in campo, rispetto ad una problematica, come quella ambientale, che ha caratterizzato in negativo, alla luce delle esperienze dello scorso anno, l’immagine della nostra regione e le sue potenzialità di sviluppo legate al turismo. Sospinti dalla necessità di dare risposte chiare, e con l’occhio attento ad evitare il ripetersi di sgradevoli episodi come quelli verificatisi nella passata stagione, allorché parti delle coste calabresi erano interessate da fenomeni di inquinamento marino, abbiamo voluto predeterminare una serie di iniziative sinergiche ed efficaci, mobilitando e “mettendo in rete” i vari livelli istituzionali preposti ad implementare gli interventi necessari per salvaguardare il nostro mare e l’ambiente in generale”. “Per come ha avuto modo di spiegare in maniera esaustiva l’assessore Tommasi in Commissione - ha sottolineato Sulla - è possibile sin da ora nutrire concrete speranze in ordine alle misure specifiche assunte dal Governo regionale per riportare nei canoni della normalità un settore, come quello ambientale, la cui valenza strategica per la Calabria è facilmente intuibile. L’impegno di spesa per la così detta emergenza estiva, pari a otto milioni di euro, è già stato affidato alla gestione del Commissario straordinario, ai fini dell’esecuzione delle opere indicate. Peraltro - ha detto Francesco Sulla - oltre gli aspetti emergenziali, l’assessore Tommasi ha dato informazione sugli intendimenti strategici che il governo regionale intende privilegiare: dalla raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani, alla riorganizzazione dei Parchi e delle aree protette; dal raddoppio dei battelli pulisci mare, alla campagna di sensibilizzazione nelle scuole di ogni ordine e grado della regione. Mi pare, a questo punto, che sia inconfutabile lo sforzo posto in essere dal governo regionale, pur in presenza di importanti appuntamenti elettorali ed istituzionali e dei ritardi causati dal governo Berlusconi nella nomina e nel conferimento dei poteri al nuovo Commissario straordinario, gen. Carlo Alfiero. Come ha sottolineato lo stesso Commissario straordinario nel corso della sua audizione, nonostante la brevità del suo mandato, ha dovuto constatare che ai dieci anni di emergenza ambientale si è sovrapposta un’emergenza gestionale giudiziaria che rende purtroppo più complessa la gestione del settore. L’intera attività legislativa - ha concluso Sulla - riprenderà molto presto con lena e con il passo giusto con l’obiettivo di rilanciare la Regione in ogni suo settore, tenendo conto dei bisogni dell’intera comunità calabrese”.
 

Templates Powered by Trovanome.it