|
|
|
Simbario
Il sito è stato creato ed elaborato da tutti i Simbariani che per nostalgia o per orgoglio, hanno voluto creare un luogo virtuale dove ritrovarsi con i tanti compaesani sparsi per il mondo o far conoscere al mondo, un mondo da invidiare. Dare e ricevere informazioni su tutto ciò che riguarda Simbario è un’esigenza che tanti di noi hanno e il sito può crescere soltanto se tutti diamo un apporto di idee e d’informazione, di materiale fotografico e di storie inedite di tanti Simbariani. |
|
| |
|
Il simbariano
Vestito caratteristico di simbario del settecento in un disegno dell'epoca.
Nella decrizione depositata a Napoli si parla di simbariano con in mano lo "struncaturi", anche se oggi viene chiamata la "faccetta".
Evidentemente anche all'epoca i simbariani erano dediti all'attività boschiva . |
|
| |
|
La comunità montana
L'ambiente
Interessa un'ampia fascia territoriale la cui superficie complessiva è di 246,8 Kmq., con un'altezza sul livello del mare che varia tra i 150 m. ed i 1400 m., con numerose vette superiori ai 1000 metri. Situata in Italia, nel centro della Calabria, il su territorio è, quasi interamente, collocato nella nuova provincia di Vibo Valentia, presenta condizioni climatiche particolari, un'ampia estensione di boschi secolari, una varia e fiorente fauna, numerose sorgenti naturali di acque oligo-minerali, spettacolari paesaggi naturali di montagna, un'antica storia di arte e religione (la famosa certosa di Serra San Bruno, prima certosa in Italia, risale all'undicesimo secolo). La sua breve distanza dai due mari: Tirreno e Jonio (20 Km circa), la rendono unica; qui è possibile godere del tipico clima di montagna, della freschezza delle sue numerose acque, della purezza e salubrità della propria aria, delle stupende e fresche notti di estate e, in meno di mezz'ora, di trovarsi nelle affascinanti, storiche e famose località di mare della Calabria: Pizzo Calabro, Tropea, Riace, Stilo, Soverato, Squillace ecc. Buona risulta la ricettività alberghiera delle aziende agri-turistiche, ottima la cucina di sana e antica tradizione, numerose le libere aree di pic-nic, all'insegna di un'affascinate ed unica vacanza MONTI-MARE, immersi nell'incontaminato verde della natura, circondati dal variegato azzurro del mediterraneo. |
|
| |
|
|
LA NOSTRA ECONOMIA
Particolare rilevanza nell'economia di Simbario viene assunta dal castagno e vogliamo fornire qualche dato in merito.
IL CASTAGNO
Si può identificare come la specie arborea dominante nel comune di Simbario, la si può ritenere uno dei motori della piccola economia locale dato che è fonte di reddito per i proprietari dei boschi, per diversi imprenditori, contoterzisti e lavoratori dipendenti. Per tutto questo e tanto altro penso che sia giusto conoscere meglio questo "illustre concittadino", quindi di seguito saranno riportate una serie di informazioni con lo scopo di far conoscere meglio questa specie e le sue potenzialità.
SISTEMATICA
ORDINE FAGALES
FAMIGLIA FAGACEAE
SUBFAMIGLIA CASTANOIDEAE
GENERE CASTANEA
SPECIE CASTANEA SATIVA MILL.
NOME VOLGARE CASTAGNO
DENOMINAZIONE DIALETTALE CASTAGNARA
Zona fitoclimatica: Castanetum
Fogliazione: fine Aprile, Maggio
Fioritura: fine Giugno, Luglio (durata 10-15 giorni)
Maturazione frutto: 110 giorni dall'impollinazione
Curiosità: le piante isolate si sviluppano maggiormente, sono longeve ed hanno abbondanti fruttificazioni.
Superficie a castagneto in Italia: 460.000 ha tra castagneti da frutto e cedui .
|
|
| |
|
AREALE
Il castagno si sviluppa lungo la parte settentrionale del bacino del Mediterraneo, dal Portogallo fino alla Turchia e dalla Sicilia fino alla Francia (sono esclusi gli stati nordici), si può aggiungere che oltre a “castanea sativa” esistono altre varietà di castagno presenti in Asia ed in America. In Italia si sviluppa da nord a sud partendo dal piano basale delle Alpi fino al nord della Sicilia, con la caratteristica che lungo gli Appennini è presente solo sul versante Tirrenico.
Si può quindi dire che il castagno è una specie indigena Europea, ed in particolare la sua diffusione su vasta scala risale al periodo dell’ “Impero Romano” per la produzione di frutti ma soprattutto per la produzione di paleria (silva palaris) strettamente legata alla viticoltura.
FATTORI INFLUENZANTI LO SVILUPPO DEL CASTAGNO:
La temperatura: può influenzare notevolmente lo sviluppo del castagno fino a poterne causare anche la morte, quindi esistono dei valori limite da non superare per non incorrere in problemi che sono: il limite freddo che si ha con temperatura media annua di 8 °C (al di sotto di tale limite le fruttificazioni diventano irregolari), i danni da freddo che si verificano al di sotto dei -25°C, infine per una buona attività vegetativa sono necessari non meno di 6 mesi con una temperatura media maggiore di 6°C.
Le precipitazioni: per un buon sviluppo della pianta devono essere superiori ad una media annua di 600mm. Nel caso di annate siccitose viene compromessa la regolarità della fruttificazione. Piogge intense durante il periodo della fioritura danneggiano l’ impollinazione.
Il suolo: anche il terreno è un fattore importante per lo sviluppo della pianta, generalmente suoli sabbiosi o sabbioso-limosi sono ideali per il castagno perché garantiscono un buon arieggiamento dell’apparato radicale e garantiscono un buon deflusso delle acque evitando dannosi ristagni idrici. Per un buon sviluppo della pianta sono necessari anche la giusta quantità di sostanze azotate , minerali e di humus che per il castagno si riscontrano in terreni neutri o subacidi. I terreni presenti in Calabria non sono i migliori ma si collocano al terzo posto su una graduatoria di sette posti.
La luce: il castagno è una specie mediamente esigente di luce ed allo stato di semenzale sopporta discretamente l’ombra.
PATOLOGIE:
MAL DELL’INCHIOSTRO il cui agente patogeno è Phytophtora cambivora, causa un disseccamento progressivo della pianta.
CANCRO CORTICALE l’agente patogeno è Endothia parasitica, porta al disseccamento prima dei rami e poi dell’intera pianta, attualmente la patogenicità dell’agente non è tale da compromettere la vita delle piante che risolvono il problema cicatrizzando le ferite.
DIFETTI TECNOLOGICI:
CIPOLLATURA porta ad uno sfaldamento alla base dei tronchi che segue gli anelli di crescita, si verifica più facilmente con l’aumento delle dimensioni soprattutto sulle matricine e meno sulle piante nate da seme, dal punto di vista economico porta ad un deprezzamento del valore degli assortimenti legnosi.
IL CEDUO DI CASTAGNO:
Ha la caratteristica di riprodursi principalmente per via vegetativa con la produzione di polloni e secondariamente tramite seme. I polloni con base prossima al terreno possono affrancarsi e generare quindi nuove piante con uno sviluppo autonomo. La rinnovazione tramite seme avviene con la germinazione delle castagne che danno origine a nuove piante che andranno ad aumentare il numero delle ceppaie presenti o a sostituire quelle morte o deperienti. Su un buon ceduo generalmente sono presenti da 1000 a 2000 ceppaie per ettaro a seconda delle dimensioni della ceppaia. L’utilizzazione dei cedui ha turni (periodo che intercorre tra un taglio e quello successivo) che vanno da un minimo di 12 anni fin oltre i 25 anni a seconda degli assortimenti che si vuole ottenere e della gestione più o meno accurata che si effettua; nella maggior parte dei casi attualmente i turni sono sui 16/18 anni. Durante il periodo di sviluppo delle piante sono da prevedere uno o più diradamenti a seconda della lunghezza del turno (es: con un turno di 16/18 anni generalmente si effettua un diradamento intorno ai 10 anni), in pratica i diradamenti servono per velocizzare i processi di selezione naturale che con il passare del tempo porterebbero ad una riduzione del numero di polloni per ceppaia. Giunti alla fine del turno stabilito si effettua il taglio che secondo le prescrizioni di massima e polizia forestale prevede il rilascio di 40 matricine per ettaro recidibili al turno seguente.
LE PRODUZIONI:
Durante il periodo della fioritura può essere sfruttato per la produzione di miele.
Durante il periodo autunnale si ha la raccolta dei funghi.
Nel caso della castanicoltura da frutto viene sfruttato per la produzione di castagne.
Nel caso di boschi cedui i prodotti ottenibili sono diversi: paleria di diverse misure (passoni, pali, palini , pali palermo), travatura, paleria grossa per ingegneria naturalistica, pali telefonici, assortimenti per segati, la corteccia viene utilizza per la produzione di tannino, e naturalmente legna da ardere.
IL MERCATO:
Naturalmente è legato al tipo di produzione, nel caso di Simbario essendo presenti quasi esclusivamente cedui di castagno tutto ruota sulla produzione ottenibile da questi boschi, in sostanza paleria e travatura. In questo mercato sono operanti circa 6 ditte a titolo principale e circa 6 contoterzisti per quanto riguarda le utilizzazioni e la prima lavorazione, oltre all’ingresso sporadico di varie ditte operanti nella comunità montana delle Serre, per quanto riguarda il settore commerciale sono presenti circa 5 ditte esterne al comune di Simbario alcune delle quali Pugliesi e Siciliane che acquisiscono e commercializzano gran parte della produzione, la quota rimanente di questa ultima viene commercializzata direttamente dalle ditte produttrici.
Giovanni Bertucci
|
|
| |
|
|
La Calabria e il meridione
Indubbiamente non ha bisogno d'alcuna dimostrazione l'affermazione che vuole lo Stato unitario italiano, fondato nel 1861 per volontà inglese e con le armi francesi, un completo fallimento quanto alla sua parte meridionale. Non si tratta di un'opinione, ma di un'evidenza. Tutti, italiani o stranieri, meridionali o settentrionali, studiosi e gente comune, non debbono fare altro che prenderne atto. Lo stesso Stato ne dà atto da sempre, fin dalla famosa relazione Massari sul brigantaggio, credo del 1863. Il fatto, poi, che, a partire dal miracolo economico italiano (1958/1965 circa), il paese tosco-padano abbia raggiunto una ragguardevole condizione di sviluppo non comporta, né per il senso comune né in termini di teoria dello sviluppo che, prima o poi, tale condizione si estenda automaticamente al Paese napoletano, alla Sicilia e alla Sardegna. Sì, perché, dopo il totale fallimento dell'intervento pubblico, la lingua dei governanti si è asciugata e siamo arrivati agli automatismi. Però, fallimentare o meno, l'intervento pubblico si traduceva in qualcosa di tangibile, mentre gli automatismi sono meno che cortine fumogene. Al tempo in cui ero un ragazzino c'era il Duce, l'uomo della provvidenza. Ebbene, il Duce, nonostante il padreterno carisma, prima di proclamare urbi et orbi che Lui, e solo Lui, avrebbe finalmente risolto la questione meridionale, aveva dovuto se non altro far costruire qualche centinaio di case coloniche e tre laghetti artificiali per dare la corrente elettrica alla Calabria e alla Puglia. Anche Fanfani, Cassiani, Pastore, Mancini avevano padreterne benevolenze, e tuttavia anche loro, mentre affermavano che finalmente la questione meridionale sarebbe stata risolta, si davano da fare per costruire delle strade e degli acquedotti, e per assicurare la pensione di vecchiaia ai contadini. Oggi - sarà forse per sobrietà di carattere o forse soltanto per una serena fiducia in Dio - i politici promettono che alla fine beccheranno un giapponese che ci farà il Ponte. Quanto all'autostrada, nessuna preoccupazione. Non abbiamo forse l'ingerner Mesiti, facitore di autostrade? Credo, per giunta, che la gente sia pienamente soddisfatta. Non chiediamo altro che il Ponte e un allargamento dell'autostrada. Quanto al resto, ognun per sé e Dio per tutti.
Personalmente inclino al peggio. Sono convinto che qualche anno ancora, e poi, una volta chiuso l'attuale flusso virtuoso delle pensioni, che il nonno incassa e che i figli e i nipoti spendono, il Sud imploderà al primo urto, come le Torri Gemelle, trascinando con sé, nel crollo, anche ciò che indichiamo con la parola Nord. Non so dire se detto coinvolgimento sarà un nuovo caso di carducciana nemesi storica, e neppure so se l'idea di un generale sfascio mi dà qualche soddisfazione. Ma qualcosa la so di certo. Negli anni settanta/ottanta, alcuni storici e più di un economista si sono presa la briga di studiare le reazioni che il meridione aveva registrato a ogni azione prodotta nel settentrione, e viceversa. Quanta parte del merito del miracolo economico padano spettava alla spesa pubblica effettuata sotto la voce Cassa per il Mezzogiorno? I pesi e i costi, che il paese meridionale aveva sopportato e sopportava, come interfaccia pagante dello sviluppo toscopadano - sostenevano costoro - andavano controbilanciati a dir poco con provvedimenti del tipo ammortizzatori sociali.
Al presente, siamo più liberal e questa teoria è stata abbandonata. Bisognava a tutti costi entrare in Europa. Il taumaturgo Ciampi, il luminare Prodi, Giuliano Amato, unto dal Signore, svalutata la lira, procedettero. I compensi sono finiti Per l'Italia disoccupata non c'è altra prospettiva che la fine della Traviata, la quale, poveretta, un qualche compenso l'avrebbe pur avuto se fosse riuscita a raggiungere di Provenza il Mar. Ma l'avverso Destino non volle. La poverina morì prima di potervisi bagnare i piedi. Per l'Italia disoccupata, l'unico compenso ancora in essere è il presidente Ciampi, il quale innalza inni al cielo come se fossero messe in suffragio dell'anima. Personalmente dubito che porteranno celesti indulgenze a chi è morto lontano dalla sua terra, soffocato dalla nostalgia e maledicendo re e presidenti.
Il dire e non dire, l'insorgere e contemporaneamente il piegarsi, questo incolparsi senza espiare, questo rimandare alle calende greche, questo sgraffignare con la mano sinistra, mentre il palmo della mano destra resta aperto, come per un saluto romano, ad attestare le mani pulite, questo salmodiare in suffragio dell'anima, si chiama Italia. A noi spetta contestarla.
Sin dal tempo in cui Francesco Saverio Nitti predispose e impose una forma d'intervento speciale per Napoli (1904), la classe politica meridionale annacqua il vino. Il Sud italiano, o per meglio dire, due paesi che da ben mille e quattrocento anni presentano un'identità culturale ben precisa, la Sicilia e il Napoletano, non hanno bisogno d'alcun intervento speciale. Basterebbe che loro (gli eroi del penoso raggiro che ha mortificato il nome d'Italia) se ne andassero e il Sud risorgimenterebbe dalla sera alla mattina.
Ancor prima che venisse proclamata l'unità nel marzo del 1861, la truffa nazionale era già evidente. Ad attestarlo ci sono dei fatti precisi. Ne ricordo alcuni soltanto. Primo: mentre il governo di Torino stava pensando a come chiudere il regio Banco delle Due Sicilie, un gruppo di ricchi mercanti napoletani chiese a Cavour di essere autorizzato ad aprire una banca d'emissione con 100 milioni di capitale (cioè due volte più grossa della banca d'emissione di Genova e Torino). Cavour non autorizzò, e i patrioti ancora ci debbono spiegare il perché del (sicuramente nobile) diniego. Secondo: l'imposizione, anch'essa cavouriuana, della tariffa sarda alle ex Due Sicilie. Fu una misura talmente negativa che persino la storiografia più ligia all'unità la giudica causa principale del crollo alla radice dell'intero sistema industriale e manifatturiero del paese meridionale. Terzo: la decapitazione di Napoli e Palermo, città capitali, e la parificazione delle uniche metropoli italiane a Cuneo e a Vercelli: peggio di due eruzioni del Vesuvio e di quattro terremoti di Messina. Quarto: la risoluzione di combattere la rivolta nelle campagne napoletane con il ferro e con il fuoco, cioè allo stesso modo dei generali di Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat. Quinto: la negazione degli stessi vantaggi di cui godeva Genova alla marina mercantile duosiciliana, dodicimila velieri e numerosi vapori, a cui precedentemente il governo borbonico assicurava benefici pari a quelli di cui godevano le marine d'Inghilterra e di Francia.
Incidentalmente, vorrei ricordare che dopo queste misure la Casa di don Carlo Rothschild, che s'era impiantata a Napoli al tempo dell'occupazione austriaca, e che vi aveva sviluppato importanti attività creditizie, tagliò i ponti e si trasferì credo a Londra.
Morto Cavour nel giugno dello stesso 1861, i suo successori e aventi causa moltiplicarono l'insultante opera di devastazione. I beni della Chiesa, costituenti non il valore attribuito di circa mezzo miliardo, ma un valore effettivo di oltre un miliardo e mezzo (in un tempo in cui il bilancio annuale dello stato italiano non toccava i 160 milioni), vennero praticamente regalati a una società di profittatori del regime, alla cui testa c'erano i vecchi sodali di Cavour Giuseppe Balduino, Pietro Bastogi e Carlo Bombrini. Fu lo scjalo. L'identico scjalo che la speculazione tosco-padana già aveva instaurato con le ferrovie meridionali e con il monopolio dei tabacchi, e che di lì a non molto prolungherà con le società di navigazione, con le acciaierie e la cantieristica navale. In tale turbinio di imbrogli, il governo torinese riuscì anche a chiudere l'officina di Pietrarsa che, nel 1863, il direttore del ministero dell'industria, il milanese ingegner Giuseppe Colombo (futuro fondatore della società elettrica Edison) giudicò essere l'unico impianto esistente in Italia atto a produrre materiale ferroviario. Riuscì anche a chiudere la fonderia della Ferdinandea e le officine meccaniche di Mongiana affermando che il loro esercizio era antieconomico. La cosa era tanto vera che, una ventina d' anni dopo, il patrio governo le regalò al sedicente conte Breda, un mangione ancora non noto al tempo di Cavaour, il quale le usò per fondare l'italica acciaieria di Terni, di cui l'impareggiabile patrio ammiraglio, Benedetto Brin, seppe fare un'elegante voragine di soldi pubblici. In ciò seguito dall'imparziale e finalmente democratico governo di Giovanni Giolitti, questa volta, però, con i dollari che gli emigrati mandavano da New York.
Ma, in verità, la spoliazione del visibile non fu il costo maggiore. Quest'ultimo si configurò nel corso degli anni e si realizzò (uno) con il drenaggio dell'argento meridionale, in cui era incorporato il capitale commerciale del paese duosiciliano, e (due) con l'indebitamento dei meridionali a futura memoria.
Il meccanismo ha il sapore di una di quelle scaltrite truffe per cui vanno celebri le Maghe di Milano, e tuttavia rappresenta una delle autentiche patrie glorie. Fatta l'Italia, il Galantuomo, quello che voleva fare gli italiani senza neppure saperne la lingua, il figlio non primogenito di un povero macellaio fiorentino, che lo aveva ceduto per poche lire ai Savoia, prese a spendere cifre inaudite per comprare cannoni e corazzate. Qualche anno dopo, l'indebitamento pubblico superava i quattro miliardi e mezzo. Come se l'Italia di oggi non avesse due milioni di miliardi di debito pubblico, ma venti milioni di miliardi (il conto in euro lo faccia Ciampi). Il capitalismo padano (o italiano, che dir si voglia) non è nato producendo, ma fregando lo stato. Il quale, peraltro, era nato proprio con la funzione esplicita d'arricchire Lor Signori. Ascoltate come. Vi assicuro che non si tratta di una favola. Le cartelle del tesoro ( i Bot del tempo) erano la promessa di pagare cento lire alla scadenza, più un interesse annuo del cinque per cento. Siccome la fiducia in uno stato, nato già pesantemente indebitato, era scarsa, le cartelle venivano collocate sul mercato con lo sconto: cinquanta lire invece che cento. A comprarle non erano tanto i privati quanto le banche private. Comunque sia, al prezzo di cinquanta lire, l'interesse annuo effettivo non era più del cinque per cento, ma del dieci per cento. Il guadagno era grosso, e non finiva lì. Per spiegare il marchingegno, è opportuno premettere che la moneta ufficiale era la lira d'oro o d'argento. Però, in circolazione, d'oro e d'argento c'era ormai ben poco. Solo i duosiciliani opponevano una resistenza tardiva allo scippo dei loro ducati d'argento, ovviamente di (detestato) conio borbonico. La circolazione effettiva era costituita da banconote fiduciarie emesse dalla Banca nazionale - un'istituzione che volle rimanere privata - alla quale nel 1866 il governo (anzi il patriota napoletano professor Antonio Scialoja, ministro delle finanze in Torino) aveva accordato il corso forzoso, cioè la facoltà (per la Banca Nazionale) di non convertire in lire metalliche i suoi biglietti. Biglietti che peraltro neanche i padani volevano, tant'è che, sulla piazza di Milano, per avere 100 lire oro bisogna dare 125 in biglietti della Nazionale.
Questa patriottica istituzione (dico la Banca Nazionale), pupilla degli occhi del Conte, nostro patrio padre, era l'unica a sapere come sarebbe finita. Più carta avrebbe emesso, più ricca si sarebbe ritrovata. Cosicché faceva di tutto per aiutare lo stato a indebitarsi. Lo faceva in questo modo: anticipava 100 lire in biglietti a chi le lasciava in deposito una cartella del debito pubblico, che in effetti ne valeva solo cinquanta. Chi aveva ottenuto le cento lire, di cartelle ne comprava due (lire 50 ciascuna) e le riportava in Banca per ottenere 200 lire in prestito. Le quali 200 lire, spese nuovamente, acquistavano quattro cartelle. La magia continuava: otto, sedici, trantadue… xn. Avendo speso 50 lire, al quinto giro si avevano già 800 lire di credito verso lo stato, più 40 lire annue d'interesse. Insomma, una catena di Sant'Antonio in piena regola. Alle spalle del contribuente. Ad arricchire, anzi a diventare i veri padroni dello stato nazionale italiano, furono la Banca Nazionale e i suoi consorti padani.
Ovviamente furono gli italiani a pagare la vertiginosa cifra ascendente, sul finire del secolo, a ben 13 miliardi in conto capitale e a poco meno di un miliardo di interessi annui (al tempo in cui un pane costava trenta centesimi). Ma quali italiani? Quei poveri disgraziati che, come racconta Nitti, erano costretti a emigrare perché il peso delle tasse sabaude aveva tolto loro il pane di bocca.
F.S. Nitti, che pure lo sapeva meglio di chiunque, non ci informa invece che con le loro rimesse in valuta, quei poveracci, oltre a pagare il debito pubblico, spingevano in su il cambio della lira, tanto da portarla a un apprezzamento del cinque per cento sul franco francese. La qual cosa consentì ai signori Agnelli, Pirelli, Perrone, Falk e ad altri Loro Eccellentissimi Colleghi di procurasi macchine e impianti moderni in Inghilterra, Germania e Stati Uniti.
Il contributo del povero Sud alla formazione del capitalismo padano è stato notevolmente più alto che quello del ricco Nord. Il tutto in cambio di calci dove il sol non luce.
°°°°
Terronia veramente Felix? La nostra terra appare felice solo nella nostalgia. Ho fatto a due riprese l'esperienza dell'emigrato. La prima verità è che l'amiamo, la seconda verità è che, se ci troviamo a vivere nel resto d'Italia, ci sentiamo stranieri. La nostra terra è resa scintillante dal sole che brucia i campi mietuti. Soltanto in pieno inverno e al principio della primavera l'arsura del giallo s'ammorbidisce. Dove i campi sono margi crescono cespugli che emanano un odore non artefatto, aspro e al tempo stesso gentile. Tornando in paese, appena il treno entrava nella Strettoia di Marcellinara, verso le cinque del mattino, il profumo mi svegliava e io m'attaccavo al finestrino abbassato per affogarci le narici, e sporgevo gli occhi in attesa di vedere all'orizzonte il profilo del Jonio, che mi aspettava. Ma abbracciata la madre e approdato in piazza, lo schifo tornava. L'esistenza ammuffita dell'urbano, che non ha soldi da spendere per riempire l'ozio forzato, vermigliava sui marciapiedi assolati. Questo nostro paese è più bello a sognarlo che a viverci dentro.
I meridionali faranno la rivoluzione? E' inevitabile. Forse circola già fra noi, incognito, un Campanella, un Masaniello, un Fabrizio Ruffo, un Fra Diavolo: solo Dio sa chi. Ma è ancora più probabile che - ancor prima - sarà il mondo a caderci addosso.
°°°°
Diversamente da Marina Salvadore, io non soffro la nostalgia della mia terra. Ci vivo dentro. E non so bene se sia una fortuna o una sfortuna. Certo una sfortuna per i giovani senza un lavoro. Ed il mio unico principio politico sono loro. Lo spirto guerrier, che ancora può ruggire nella carcassa catarrosa d'un vecchio, non accetta la nostra sconfitta, la nostra impotenza, le loro speranze frustrate.
E c'è poi il problema del mondo che avranno, se e quando otterranno il lavoro. E' poi vero che qui si opera a ritmi pacati, fin troppo rallentati, inaccettabili per una soddisfacente modernità? L'angustia di non avere tempi diversi, ritmi più veloci, pervade la gente, ciascuno di noi. Marina Salvadore rifiuta come estraneo, imposto con la violenza, il modello che incombe con la sua presenza tetramente rovesciata sulla nostra/loro futura esistenza.
Per la Salvadore non è solo la rivendicazione della libertà del produttore - un fatto che solo l'indipendenza nazionale consentirebbe - a spingerci a contestare l'Italia restante, ma soprattutto un'esigenza di vita cristiana, morale, umana. Un concetto di cui anche l'ateo avverte fino in fondo il peso, il valore, il pressante bisogno che si avveri.
Certo è ridicolo immaginare che non ci sia mai stato al mondo un re migliore di Ferdinando II. Ma il vero Ferdinando non c'entra con il nostro doloroso dramma, anzi con la nostra tragedia. Ferdinando è un totem, un re immaginario del nostro sperato paese. A casa nostra dovremmo comandare noi. Certo, una volta liberi, in casa non sempre regnerà il sereno. In passato ci furono grossi litigi. E quanti! In queste occasioni il vicino di casa ci metteva non solo lo zampino, ma tutte le quattro zampe. Alla fine, però, in un modo o nell'altro, come in ogni famiglia, la lite si ricomponeva. Il vicino rientrava a casa sua e noi tornavamo a essere padroni di decidere se mangiare in cucina o in sala da pranzo.
Oggi questo ancestrale potere - incluso quello di modellare gli animi - che ogni nazione di ogni tempo ha avuto su di sé e sul proprio territorio, è come se fosse evaporato, svanito in fitte cortine di fumo, in spesse e padane nebbie. Cavour ha fatto strame di questo potere che la natura e la storia ci avevano dato. I suoi successori, certamente meno furbi, e perciò meno cauti, hanno fatto ancora di peggio. Non vorrei mancare l'occasione per celebrare Alcide De Gasperi, Luigi Einaudi, Pietro Nenni, Palmiro Togliatti, Ugo la Malfa, che, con un sapiente e patriottico gioco di prestigio politico, hanno trasferito ai signori Agnelli & C. il valore delle amlire che generosamente gli americani avrebbero voluto restituire a noi, che le avevamo prese in cambio delle merci e dei servizi conferiti alle truppe d'occupazione.
La vita unitaria è stata, ed è ancora, una beffa continua. Non sono di idee monarchiche. Sono un marxiano convinto. Credo in una società di eguali e di giusti, ma ultimamente ho imparato che ritrovare le radici politiche della nostra antica indipendenza rappresenta un'esigenza imprescindibile, se vogliamo risorgere. Ma, se il giorno che qui ci sarà un nuovo Manfredi, ancora ci sarò con la spada sguainata in pugno, gambe o stampelle permettendo, gli andrò dietro con entusiasmo e senza alcuna riserva ideologica.
°°°°
Non conosco Marina Salvadore di persona, ma da quando internet mi fa arrivare sotto gli occhi i suoi articoli contemporaneamente incazzati e ragionati, aggressivi e argomentati, posso dire che provo nuovamente l'emozione del fans politico.
Cara e impertinente Marina - tanto più cara quanto più dissacrante - non sciupo inchiostro per augurarLe altre fortune giornalistiche. Queste Le ha già per violenza vesuvina della Sua stessa natura. Le auguro piuttosto che possa tornare a Napoli e a Capo Miseno, ché è ciò che il Suo cuore terrone desidera.
Nicola Zitara
|
|
| |
|
|
| |
|
|
Ai miei genitori
Sai cumu ‘nci dissa l’acqua alla petra?
Tempu ci vo… ma ti perciu!
Vorrei porgere un vivo ringraziamento a quanti hanno contribuito alla realizzazione di questo lavoro, in particolar modo:
L’Amministrazione Provinciale di Vibo Valentia, in particolare il personale dell’Ufficio Tecnico.
Sig.ina Bertucci Anna
Il Corpo Forestale dello Stato, in particolare il personale dell’Ufficio Territoriale per la Biodiversità del Comando Provinciale di Mongiana (VV), ed il personale del Comando Stazione di Serra San Bruno (VV).
Sig. Nardi Benito
Sig. Nardi Domenico
Ing. Roti Franco
Geom. Timpano Raffaele
Sig. Umbrello Francesco
INDICE
INTRODUZIONE E SCOPI DEL LAVORO 1
CAPITOLO I
1 - INQUADRAMENTO GENERALE 2
1.1 - IL CASTAGNO 2
1.1.1 - CARATTERISTICHE BOTANICHE 2
1.1.2 - CARATTERISTICHE DEL LEGNO 3
1.1.3 - CARATTERISTICHE MACROSCOPICHE 4
1.1.4 - CARATTERISTICHE MICROSCOPICHE 4
1.1.5 - CARATTERISTICHE FISICHE E PROPRIETA’
MECCANICHE 4
1.1.6 - IMPIEGHI DEL LEGNAME TONDO 5
1.1.7 - ATTITUDINE ALLA LAVORAZIONE 5
1.1.8 - AREALE 6
1.1.9 - AUTOECOLOGIA DEL CASTAGNO 6
1.2 - IL CEDUO DI CASTAGNO 7
1.3 - IL CASTAGNO IN ITALIA 9
1.4 - I CEDUI DI CASTAGNO IN CALABRIA 9
1.5 - I CEDUI DI CASTAGNO NEL COMUNE DI SIMBARIO 12
CAPITOLO II
2 - DESCRIZIONE DELLA ZONA OGGETTO DI STUDIO 14
2.1 – GEOLOGIA E PEDOLOGIA 14
2.2 – IL CLIMA 14
2.3 – LA VEGETAZIONE 17
CAPITOLO III
3 - MATERIALI E METODI 18
3.1 - SCHEDA DI LAVORO 18
CAPITOLO IV
4 - RISULTATI 21
4.1 - INTERVISTE 21
4.2 - RISULTATI OTTENUTI 23
4.2.1 - PARAMETRI GENERALI 23
4.2.2 - CONFRONTO DELLE CEPPAIE 31
4.3 - COMPARAZIONE DEI RISULTATI OTTENUTI IN AREE
GESTITE (GG3) ED AREE NON GESTITE (GG0) 35
4.3.1 - RISULTATI RELATIVI ALLE AREE GESTITE
(GG3) E NON GESTITE (GG0) 35
4.3.1.1 - PARAMETRI GENERALI 36
4.4 - VOLUMI E PRODUTTIVITA’ 52
4.4.1 - LA CURVA IPSOMETRICA 52
4.4.2 - LA MASSA CORMOMETRICA PER ETTARO 53
4.4.3 - CONFRONTO TRA AREE GESTITE
E NON GESTITE 55
CAPITOLO IV
5 – CONCLUSIONI 57
6 – RIASSUNTO 60
ALLEGATI
I – SCHEDA RILIEVI 62
II – QUESTIONARIO 66
III – FOTOGRAFIE 68
IV – CARTOGRAFIA 74
BIBILIOGRAFIA 76
INTRODUZIONE E SCOPI DEL LAVORO
Il ceduo di castagno occupa in Calabria 87413 ettari di superficie (Ciancio et al.,2004), è quindi una delle specie forestali più importanti della regione. E’ specie utile e versatile in quanto può essere utilizzata per diverse produzioni, dal campo alimentare a quello dell’industria del legno; Il suo utilizzo nel corso dei secoli ha subito notevoli variazioni a seconda delle condizioni socio-economiche del periodo considerato. In questi ultimi decenni si è assistito ad un graduale abbandono della gestione dei cedui dovuto principalmente alle emigrazioni per la ricerca di migliori condizioni di vita; tutto ciò ha causato nel tempo la degradazione di molti cedui ed il conseguente allungamento dei turni per ottenere produzioni appetibili dal mercato. Fortunatamente la tendenza sembra invertirsi in questi ultimi anni, che hanno visto una ripresa della domanda di prodotti derivati dal castagno in tutti i settori di competenza. Proprio in funzione di questa ripresa della domanda è opportuno approfondire le conoscenze sul castagno, in questo caso particolare del ceduo, che in Calabria è largamente diffuso, al fine di individuare soluzioni che possano migliorare gli aspetti qualitativi e quantitativi delle produzioni, in modo da stabilizzare la domanda nel tempo e conseguentemente stabilizzare un mercato molto importante per le piccole economie rurali come quella del comune di Simbario (VV). Quindi, diventa utile conoscere meglio gli aspetti ecologico-selvicolturali dei cedui, in particolare capire quale sia la dinamica strutturale di questi ultimi, frutto dei rapporti di competizione fra ceppaie e polloni, ricavando così una analisi schematica delle condizioni medie di sviluppo dei castagneti a ceduo considerati; L’aspetto interessante di questo studio è che può fornire agli operatori del settore informazioni utili per ottimizzare gestione e produzione, limitando anche gli stress da competizione.
|
|
| |
|
|
| |
|
|
dell’anno, le infiorescenze miste poste all’estremità del ramo dell’anno presentano circa 20 cime ascellari di cui da 16 a 19 presentano fiori maschili (da 3 a 7), mentre le rimanenti cime (da 1 a 4), poste alla base dell’infiorescenza, sono femminili e presentano 3 fiori protetti da una cupola squamosa che, dopo la fecondazione, origina il riccio; quest’ultimo, dotato di aculei pungenti, ha forma quasi sferica e presenta un diametro che può raggiungere i 10 cm, inizialmente è di colore verde per poi gradualmente diventare bruno giallastro. I frutti contenuti nei ricci sono acheni presenti generalmente in numero di 2 – 3 caratterizzati da un pericarpo di color bruno mogano, liscio e coriaceo, e da due cotiledoni bianchi e grandi ricoperti da una pellicola chiamata episperma.
1.1.2 - CARATTERISTICHE DEL LEGNO
Il legno di castagno, somiglia per colore, tessitura e disegno a quello delle querce caducifoglie, ma si distingue da questi ultimi per l’assenza dei raggi parenchimatici (Cavalli R., Urso T., 1996). Il legno di castagno è molto apprezzato per la sua naturale durevolezza, per la facilità di lavorazione, per il suo aspetto superficiale e per le discrete qualità tecnologiche (Zanuttini R., Cielo P., in: Bounous G.,2002). Oltre alle sua qualità il legno di castagno presenta anche alcuni difetti come: la cipollatura, la presenza di estrattivi e di tannini, l’occlusione dei vasi conduttori da parte delle tille. La cipollatura è un difetto tecnologico che crea una soluzione di continuità tra 2 o più anelli di accrescimento, generalmente si manifesta nella parte basale del fusto tra 1 e 3 metri di altezza da terra, è un problema in quanto colpisce il primo toppo, quello a maggior valore commerciale, rendendolo inutilizzabile per le lavorazioni maggiormente remunerative. Gli estrattivi ed i tannini abbondantemente presenti nel legno di castagno, creano problemi in quanto, se a contatto con metalli, possono generare macchie e corrodere i metalli stessi. La presenza di tille all’interno dei vasi conduttori duramificati rallenta il processo di essiccazione.
1.1.3 – CARATTERISTICHE MACROSCOPICHE*
*(Informazioni tratte da: Cavalli R., Urso T., 1996)
Il legno di castagno presenta un alburno bianco-giallastro, formato da pochi anelli di accrescimento ed un durame di colore bruno più o meno intenso. I vasi primaticci formano l’anello poroso e sono visibili ad occhio nudo, permettendo così una facile individuazione degli anelli di accrescimento; i vasi tardivi generano un disegno fiammato nella porzione tardiva dell’anello. Questo tipo li legno presenta una tessitura di tipo grossolano ed una fibratura diritta.
1.1.4 - CARATTERISTICHE MICROSCOPICHE *
*(Informazioni tratte da: Cavalli R., Urso T., 1996)
La porosità è di tipo anulare ed è caratterizzata da grossi vasi primaticci, normalmente visibili ad occhio nudo, sono isolati ed hanno forma ovale; Frequentemente con il processo di duramificazione questi vasi possono essere occlusi da tille. I vasi tardivi sono molto piccoli e si dispongono in bande oblique oppure in gruppi; La perforazione degli elementi vasali è di tipo semplice. Le punteggiature intervascolari e raggio – vaso sono grandi. Il parenchima radiale è omogeneo ed invisibile ad occhio nudo, presenta raggi uniseriati eterocellulari. Le tracheidi sono vasicentriche.
1.1.5 - CARATTERISTICHE FISICHE E PROPRIETA’ MECCANICHE*
*(Dati ed informazioni tratti da: Zanuttini R., Cielo P., in Bounous G.,2002)
( misurate in provini di piccole dimensioni e privi di difetti)
- Massa volumica allo stato fresco: da 700 a 1100 Kg/m3;
- Massa volumica ad umidità normale: da 370 a 700 Kg/m3 (mediamente:580 Kg/m3);
- Ritiri lineari: assiale 0,6%; radiale 4,1%; tangenziale 6,1%; ritiro volumetrico medio 10,8%;
- Resistenza a compressione assiale: da 21 a 64 N/mm2, valore medio 51 N/mm2 (1 N/mm2 H ≈ 10 Kg/ cm2);
- Resistenza a flessione statica: da 50 a 140 N/mm2, valore medio 86 N/mm2;
- Modulo di elasticità a flessione statica: da 8450 a 14400 N/mm2, valore medio 11380 N/mm2;
- Resistenza a taglio: da 5,7 a 9,2 N/mm2, valore medio 7,3 N/mm2;
- Resistenza ad urto e durezza: da bassa a media.
1.1.6 - IMPIEGHI DEL LEGNAME TONDO*
*(Dati ed informazioni tratti da:Casini L., De Meo I.,2001)
Può essere impiegato come: paleria, suddivisibile in agricola (Ø max 15cm) , per bioingegneria (Ø max 25cm) e pali per telecomunicazioni; Tondame da trancia; Tondame da sega, suddivisibile in: tondame da falegnameria (Ø min 20cm, lunghezza min 2,2m), tondame per travatura squadrata (Ø min 17 cm) e morali (Ø min 12 cm), per parquet, per carpenteria edile, per pannelli di legno massiccio, per imballaggi; Tondame da triturazione suddivisibile per: pannelli di fibre e particelle, tannino, cartiera; Altro: legname da intaglio, da tornio e per la produzione di doghe per botti.
1.1.7 – ATTITUDINE ALLA LAVORAZIONE*
*(Informazioni tratte da:Casini L., De Meo I.,2001)
- Segaggione: medio alta
- Tranciatura: alta
- Essiccazione: medio - bassa
- Piallatura: media
- Incollaggio: alta
- Verniciatura e tinteggiatura: media
- Tenuta chiodi: medio - bassa
- Tenuta viti: medio – bassa
1.1.8 - AREALE
Non distinguendo tra porzione colturale e di indigeneto, il castagno (Castanea sativa Mill.), in Europa, si sviluppa lungo la parte settentrionale del bacino del Mediterraneo e la sponda sud del Mar Nero (Bernetti G., 2000 ristampa); Quindi, dal Portogallo fino alla Turchia e dalla Sicilia fino alla Francia (sono esclusi gli stati nordici, tranne l’estremo sud dell’Inghilterra), sporadiche presenze si hanno nel Nord Africa, nel centro e Nord della Germania, nella parte centrale della Spagna ed in Romania. Gli stati Europei in cui il castagno è più diffuso, in ordine decrescente di superficie a castagno, sono: Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Regno Unito, Grecia e Svizzera. Il castagno si può considerare specie indigena europea, ma probabilmente in natura si trovava solo allo stato sporadico, quindi ogni popolamento con presenza dominante di castagno è il risultato di un’azione antropica (Bernetti G., 2000 ristampa). Le prime pratiche colturali sul castagno si possono ricondurre alle popolazioni dell’Anatolia inizialmente e poi alle civiltà greca e romana che contribuirono ad espandere i popolamenti di castagno in tutta Europa, sia per la produzione di frutti che di paleria. In Italia il castagno si sviluppa da nord a sud, generalmente dai 300 ai 1000 metri di quota, partendo dal piano basale delle Alpi fino al nord della Sicilia; Le formazioni geologiche condizionano la distribuzione regionale, infatti la presenza di castagno è scarsa in quelle regioni con eccessiva presenza di formazioni carbonatiche (è il caso di Veneto e Friuli Venezia Giulia) o di formazioni carbonatiche ed argillose insieme (come per Marche, Umbria, Abbruzzo, Molise, Puglia e parte della basilicata), generando in questo modo una curiosa distribuzione lungo gli Appennini che vede il castagno presente principalmente sul versante Tirrenico ed assente o quasi sul versante opposto (Bernetti G., 2000 ristampa).
1.1.9 - AUTOECOLOGIA DEL CASTAGNO*:
*(Dati ed informazioni tratti da: Bernetti G., 2000 ristampa)
La temperatura: limite freddo, si ha con temperatura media annua di 8°C (in prossimità di questo limite le fruttificazioni diventano molto irregolari). La media del mese più freddo non dovrebbe scendere al di sotto dei -2°C. Danni da freddo si verificano al di sotto dei -25°C. Per una buona attività vegetativa sono necessari almeno 6 mesi con una temperatura media maggiore di 10°C.
Le precipitazioni: la precipitazione media annua, nelle zone italiane in cui è presente il castagno, supera i 600 mm. Piogge intense durante il periodo della fioritura danneggiano l’ impollinazione. La regolarità della fruttificazione è compromessa nel caso di annate siccitose.
Il suolo: suoli sabbiosi o sabbioso-limosi sono ideali per il castagno perché garantiscono un buon arieggiamento dell’apparato radicale ed un buon deflusso delle acque evitando così i ristagni idrici. Per un buon sviluppo della pianta sono necessari anche la giusta quantità di sostanze azotate , minerali e di humus che per il castagno si riscontrano in suoli neutri o subacidi ricchi di humus. Tollera suoli cartonatici a condizione di una piovosità elevata.
La luce: il castagno è una specie mediamente esigente di luce ed allo stato di semenzale sopporta discretamente l’ombra.
1.2 - IL CEDUO DI CASTAGNO
Il castagno si adatta bene al governo a ceduo grazie alla forte capacità pollonifera caulinare ed agli elevati accrescimenti giovanili (Pividori M.,et al., in Bounous G.,2002). A seconda degli usi locali i cedui di castagno possono essere “matricinati” o “semplici” ; generalmente si tratta di boschi coetanei per quanto riguarda i polloni e disetanei per quanto riguarda le ceppaie, ciò è dovuto al fatto che il soprassuolo viene tagliato a raso mentre le ceppaie, vivendo per più turni consecutivi, ed essendo gradualmente integrate o sostituite da nuove giovani ceppaie presentano età che possono differire notevolmente le une dalle altre. Dall’età del ceduo, dalle dimensioni e dalla vitalità della ceppaia, dipende il numero di polloni che può essere presente sulla ceppaia stessa (Pividori M.,et al., in Bounous G.,2002); generalmente si passa da un numero di polloni molto elevato nei primi anni di vita (più di 200 per ceppaia), che poi decresce (velocemente nei primi 4 anni) col progredire del turno, fino a raggiungere valori minimi (da 1 a 5 polloni) nei cedui invecchiati. Dopo le ceduazioni, i nuovi polloni vengono emessi sulla parte esterna della ceppaia generando così uno sviluppo centrifugo, la ceppaia aumenta si le dimensioni ma perde la parte centrale che gradualmente marcisce, col passare dei turni ed aumentando le dimensioni, la ceppaia tende a dividersi generando nuove ceppaie indipendenti ed ogni nuova ceppaia crea un proprio apparato radicale (Piussi P.,2000 ristampa). La densità per ettaro delle ceppaie, dipende dall’origine del ceduo (conversione da castagneti da frutto o provenienza da popolamenti naturali), dal turno e dalla fertilità stazionale, quindi il numero di ceppaie per ettaro è molto variabile e può passare da circa 200 ad oltre 1000 ceppaie ad ettaro. Il turno minimo, nei cedui di castagno, stabilito dalle prescrizioni di massima e polizia forestale in Italia è di 9 anni con le utilizzazioni da effettuarsi durante il periodo di riposo vegetativo (tra Ottobre ed Aprile (Piussi P.,2000 ristampa)); si tratta di turni di tipo tecnico legati al prodotto che si vuole ottenere, per esempio circa 12 anni per la paleria minuta, circa 20 cm in punta per assortimenti da trancia. Per quanto riguarda le cure colturali si sta perdendo la pratica degli sfolli e dei diradamenti, che invece sono utili per mantenere massimo e costante l’accrescimento, riducendo così il rischio della cipollatura (Pividori M.,et al., in Bounous G.,2002). Nei cedui di castagno il diradamento utilizzato è quello dal basso che porta all’eliminazione dei fenotipi peggiori (Bernetti G., 2000 ristampa). Per quanto riguarda la produttività (Dati ed informazioni tratti da: Bernetti G., 2000 ristampa), i cedui di castagno centromeridionali, ad un’età di 20 anni e per le classi di produzione ottima – infima, presentano questi valori:
altezza media (m): 18 – 13;
massa (m3/ha): 300 – 200;
incremento medio (m3/ha/anno):15 – 10
I cedui di castagno centrosettentrionali, ad un’età di 20 anni e per le classi di produzione ottima – infima, presentano questi valori:
altezza media (m): 15 – 12;
massa (m3/ha): 200 – 100;
incremento medio (m3/ha/anno):10 – 5
|
|
| |
|
|
1.3 - IL CASTAGNO IN ITALIA
Dai dati dell’Inventario Forestale Nazionale (1985), in Italia la superficie forestale totale è di 8.675.100 ha, di cui a ceduo 3.673.800 ha pari al 42% del totale; della superficie a ceduo per il 44.9% si tratta di cedui matricinati pari a 1.648.800 ha; i castagneti a ceduo occupano 493.535 ha, per oltre il 90% afferenti alla proprietà privata. L’Italia è al secondo posto in Europa per superficie occupata da castagno, mentre al primo posto c’è la Francia (Tani A., et al., 2003). La realtà castanicola Italiana è molto varia, è legata sia all’industria alimentare che all’industria del legno. l'Italia ha una produzione di frutti di circa 60.000 tonnellate all’anno ed una produzione legnosa di circa 900.000 m3, esclusa la legna da ardere (Bourgeois C., 1991). La produzione di frutti è destinata al mercato del fresco o all’industria dolciaria. La produzione legnosa, negli anni ha subito un calo in termini quantitativi ma un miglioramento in termini qualitativi (Bertetti D., 93/94). La domanda legata alla paleria è buona per gli assortimenti di medie e grandi dimensioni, mentre probabilmente a causa del basso margine di guadagno e della scarsa richiesta del mercato sempre più spesso gli assortimenti per paleria minuta sono destinati alla triturazione. Indagini di mercato su industrie di prima e seconda lavorazione del legno di castagno, hanno messo in evidenza che la produzione nazionale non riesce a soddisfare la domanda interna di legname da lavoro, che quindi deve essere coperta ricorrendo alle importazioni (Marinelli A., Casini L., 1990). Oltre agli aspetti produttivi sono da considerare anche la protezione idrogeologica che viene garantita soprattutto dal fogliame ed assicura la copertura del terreno da aprile a novembre (Giordano E., 1990); va considerata inoltre la funzione ricreativo-paesaggistica svolta dai boschi di Castagno, legata alle variazioni cromatiche durante l’anno ed alle escursioni fatte per la ricerca di funghi normalmente presenti nei castagneti e di buona qualità.
1.4 - I CEDUI DI CASTAGNO IN CALABRIA
Secondo l’Inventario Forestale Nazionale (1985), la superficie forestale totale della Regione Calabria è di 576.900 ha, pari al 6,7% della superficie forestale nazionale. La superficie occupata dai cedui di castagno in Calabria è pari a 87.413 ha (Ciancio et al.,2004), distribuiti prevalentemente nel settore occidentale, dove i suoli e le condizioni igrometriche rispettano le caratteristiche ecologiche della specie. I cedui di castagno assumono particolare importanza sul versante orientale della catena costiera e nella Presila di Cosenza e di Catanzaro, rispettivamente, nel bacino del fiume Crati e del Savuto, sulle Serre Catanzaresi e Vibonesi e sul versante occidentale dell’Aspromonte prospiciente lo stretto di Messina e la Piana di Gioia Tauro (Arcidiaco et al.,2004).
Per quanto riguarda i suoli, si tratta di suoli bruni mediterranei e suoli lisciviati, riferibili al gruppo dei Dystrudepts, formatisi prevalentemente su rocce metamorfiche e graniti (ARSSA – Regione Calabria, 2003).
Dal punto di vista altimetrico, non si superano i 900 - 1000 m di quota per i cedui situati nelle aree settentrionali della regione e i 1200 m per quelli meridionali, per quanto riguarda le quote minime, sia nelle aree settentrionali che meridionali, generalmente, non si scende al di sotto dei 500 – 600 m (salvo alcuni casi particolari, come in provincia di Reggio Calabria, dove si può arrivare in prossimità del livello del mare) .
Dal punto di vista climatico le aree sono riferibili al tipo mediterraneo, con marcata oceanicità secondo Rivas-Martinez e al tipo umido di De Martonne e sono ascrivibili, in funzione della quota, alla sottozona fredda del Lauretum (in Aspromonte alle quote inferiori addirittura nella sottozona calda) e a quella calda del Castanetum di Pavari (Ciancio et al.,2004).
Generalmente le piogge superano 950 mm annui, ed almeno 80 mm sono distribuiti da Giugno ad Agosto compreso.
Nella regione Calabria, le prescrizioni di massima e polizia forestale (P.M.P.F.), stabiliscono un’età minima per la ceduazione ed un numero di matricine per ettaro, pari a, 5 anni e 20 matricine in provincia di Reggio Calabria, 10 anni e 20 matricine in provincia di Cosenza e 12 anni e 50 matricine in quelle di Catanzaro e Vibo Valentia. I cedui di castagno in Calabria possono essere naturali, derivanti dall’utilizzazione di fustaie o derivanti dalla conversione a ceduo di castagneti da frutto. I turni variano a seconda degli usi locali e del tipo di proprietà (Pubblica o privata) dai 6 anni, riscontrabili in alcuni casi della provincia di Reggio Calabria, ai 45 anni, riscontrabili in alcune aree delle Serre Calabre. Il numero di ceppaie per ettaro può variare da 700 a 3.700 rispettivamente per gli ex castagneti da frutto di recente conversione e per alcuni cedui della provincia di Reggio Calabria con turni molto brevi (Ciancio et al.,2004).
In tabella n° 2 si riportano alcuni dati riassuntivi, della realtà Calabrese, che inquadrano la situazione delle utilizzazioni effettuate e dei parametri dendroauxometrici nel decennio 1990 – 2000 tabella n° 3.
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
travatura, legata ai turni più lunghi per le “sottotravi” (travi da veranda) ed all’abbondanza di matricine per la travatura vera e propria. Le produzioni ottenute sono in gran parte commercializzate fuori regione, la Puglia, la Sicilia e la Sardegna acquisiscono la paleria, la travatura è venduta in Toscana e Sicilia; la quota rimanente della produzione viene commercializzata direttamente dalle ditte produttrici. I cedui di castagno del comune di Simbario, secondo le informazioni riportate ne “I tipi forestali delle Serre calabresi” individuati da Mercurio R. e Spampinato G. (2006), rientrano nel gruppo dei “castagneti submontani”, che si riscontrano tra i 600 ed i 1000 m di quota e presentano uno o due livelli a seconda dell'età e del rilascio o meno di matricine; hanno sporadiche presenze di altre specie arboree; specie indicatrici sono ruscus aculeatus, viola alba, teucrium siculum, ecc.; le aree in cui sono presenti sono i bassi e medi versanti non accidentati, con substrato di tipo granitico e suoli acidi più o meno profondi a tessitura franco-sabbiosa e ben drenati, classificabili tra i Typic Dystrudepts ed i Typic Hapludalfs; Questi boschi per la maggior parte sono governati a ceduo (semplice o matricinato), presentano una copertura del 100% di tipo regolare; gli interventi di ceduazione e la capacità concorrenziale del castagno danno stabilità a questo tipo di boschi e impediscono l’affermarsi di altre specie arboree, anche se sono presenti alcuni fattori che possono mettere in difficoltà i castagneti quali: il cancro corticale, il mal dell’inchiostro, gli incendi ed il pascolo; Infine si attribuisce ai “castagneti submontani” un basso pregio naturalistico, un buon pregio tecnologico ed un buon pregio estetico, dato che caratterizzano il paesaggio (Mercurio R., Spampinato G.,2006).
Di seguito si riportano i dati relativi alle utilizzazioni dei cedui di castagno nel comune di Simbario per il decennio 1996-2005 (elaborazione effettuata sui dati gentilmente forniti dal Corpo Forestale dello Stato, Comando Stazione di Serra San Bruno); il numero medio di ettari utilizzati per anno è di 24,99, il numero medio di tagliate per anno è pari a 12,9, la superficie media della tagliata è di 1,93 ettari, la superficie massima di una tagliata è stata di 15,52 ettari, la superficie minima 0,02 ettari, l’età media dei cedui utilizzati è di 16 anni, l’età massima di una tagliata è stata di 33 anni, l’età minima di 12 anni. Degno di nota è il fatto che, mentre la superficie minima delle tagliate è rimasta pressoché costante nel decennio 1996-2005, intorno ad un valore medio di 0,17 ettari, la superficie massima, nello stesso decennio, ha più che raddoppiato il suo valore passando dai 5,5 ettari del 1996 ai 13 del 2005.
2 - DESCRIZIONE DELLA ZONA OGGETTO DI STUDIO
2.1 – GEOLOGIA E PEDOLOGIA
L’area oggetto di studio, rientrante completamente all’interno del territorio comunale di Simbario (VV), è parte integrante del comprensorio delle Serre Calabre, gruppo di catene montuose interposto tra la Sila e l’Aspromonte caratterizzato dalla presenza di ampi tratti pianeggianti e da una morfologia con andamento regolare; l’altimetria delle Serre va dai 400 ai 1423 m s.l.m.
Dal punto di vista geologico, le Serre Calabre, sono caratterizzate da un basamento igneo – metamorfico del Paleozoico, dal punto di vista pedologico l’area delle Serre è suddivisibile in due zone, una settentrionale ed una meridionale, ed è all’interno di quest’ultima che rientra il territorio del comune di Simbario, la zona meridionale presenta un basamento cristallino formato da rocce acide intrusive, biotitiche a grana da media a grossolana e composizione variabile tra la quarzomonzonite ed il granito (Muscolo A., in Mercurio R., Spampinato G.,2006). Nel comprensorio delle Serre i suoli principalmente presenti sono quelli rientranti nel gruppo dei Dystrudept (Soil Taxonomy), la cui principale caratteristica è che presentano un orizzonte B cambico (caratteristico delle terre brune), sono suoli classificabili da moderatamente profondi a profondi, con tessitura da media a moderatamente grossolana, sono ricchi in sostanza organica, sono ben drenati e presentano un pH compreso tra 4,8 e 6,1 corrispondenti ad una reazione da acida a sub-acida (Muscolo A., in Mercurio R., Spampinato G.,2006).
2.2 – IL CLIMA
Per la caratterizzazione bioclimatica del comune di Simbario, non essendo presenti stazioni meteorologiche in loco, si sono utilizzati i dati meteorologici gentilmente concessi Corpo Forestale dello Stato, Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Mongiana (VV), che è la stazione meteorologica più vicina al comune di Simbario ed è situata a 10 Km di distanza, ad una quota di 927 m s.l.m.; I dati forniti sono relativi ad una serie di 20 anni, che va dal 1985 al 2005, e sono stati elaborati per trarre una tabella riassuntiva, tabella n°4, della situazione bioclimatica nel periodo 1985-2005.
|
|
| |
|
|
| |
|
|
Tabella n° 4: Principali dati climatici della stazione metereologica del comune di Mongiana, elaborati sulla serie temporale 1985 – 2005 (Max e Min corrispondono rispettivamente, alle temperature medie mensili, dei massimi e dei minimi; Diurna è la temperatura media mensile; Max assol. e Min assol. corrispondono rispettivamente alla temperature massime assolute ed alla temperature minime assolute riscontrate nella serie 85/05 delle quali si riporta anche la data in cui sono state riscontrate; Totale è il totale delle precipitazioni medie mensili; Max diurna / q.tà è la quantità di precipitazione massima caduta in un'unica giornata, della quale si riporta anche la data.)
Sempre dalla tabella n° 4 si sono ricavate altre informazioni quali:
* La temperatura media annua pari a 10,9°C.
* La precipitazione media annua pari a 1487 mm/anno
Dai dati si può constatare l’abbondanza delle precipitazioni con una media annua di 1487 mm. Analizzando il climogramma riportato nel grafico n°1, ottenuto utilizzando i dati riportati in tabella n°4, si nota come il massimo della piovosità si registra dalla seconda metà dell’autunno e per tutto l’inverno, con medie mensili sull’ordine dei 180 mm; dalla fine del mese di Aprile a tutto il mese di Maggio si assiste ad un repentino calo delle precipitazioni, fino a raggiungere il valore medio mensile di 31 mm nel mese di Agosto, che corrisponde al valore minimo annuale; infine si assiste ad una buona ripresa delle precipitazioni nei mesi di Settembre ed Ottobre, con valori medi di circa 118 mm mensili. La temperatura media annua pari a 10,9°C. Le temperature da Dicembre a Marzo si mantengono su valori medi mensili intorno ai 4,8 °C, con il picco di minimo nel mese di Febbraio pari a 4,1 °C.
|
|
| |
|
|
| |
|
|
Grafico n°1: Climogramma della stazione meteorologica di Mongiana per la serie 1985 – 2005 (La scala delle temperature è doppia di quella delle precipitazioni – 1 °C = 2 mm).
I valori medi delle minime mensili, sempre per il periodo da Dicembre a Marzo, si aggirano intorno a 0,6 °C, con il picco di minimo nel mese di Febbraio pari a -0,1 °C. Nei mesi estivi le temperature medie mensili raggiungono da Giugno a Settembre il valore medio di 17,3 °C, con il picco di massimo nel mese di Agosto pari a 18,8 °C. Il climogramma della stazione di Mongiana (VV), grafico n°1, evidenzia un breve periodo di aridità estiva a cavallo dei mesi di Luglio ed Agosto. Secondo la classificazione fitoclimatica di Pavari (1916) l’area oggetto di studio ricade nella zona del castanetum, sottozona calda e di tipo 1° (senza siccità estiva) (Susmel L.,1997 ristampa). Secondo la classificazione climatica di Walter e Lieth (1960) il bioclima della fascia montana delle serre, si può far rientrare nel tipo mediterraneo montano umido o iperumido con un periodo di siccità estiva che supera di poco la durata di un mese (Mercurio R., Spampinato G.,2006). Con la classificazione bioclimatica di Rivas Martinez (1993, 1999) la fascia montana delle Serre, ricade nel bioclima di tipo "Temperato Oceanico", con la particolarità di non presentare, durante il periodo estivo, un reale deficit idrico per la vegetazione, questo grazie ad un periodo di aridità molto ridotto o assente (Mercurio R., Spampinato G.,2006).
2.3 – LA VEGETAZIONE
E caratterizzata da formazioni di castagno (Castanea sativa Mill.) tendenzialmente pure, governate a ceduo, che secondo Mercurio R. e Spampinato G.,2006, è stato “diffuso dall'uomo nel corso dei secoli sia per la produzione di frutto che di pali, rappresentando una vera e propria cenosi di sostituzione”.
Il corteggio floristico dei castagneti è caratterizzato dalla presenza di diverse specie, a seconda delle caratteristiche della stazione, qui si riportano le principali: Geranium versicolor, Melica uniflora, Epilobium montanum, Polysticum filix-mas, Fragaria vesca, Mycelis muralis, Geranium robertianum, Lathyrus venetus, Daphne laureola. Clinopodium vulgare, Silene italica, Ruscus aculeatus, Asparagus acutifolius, Asplenium onopteris (Mercurio R., Spampinato G.,2006).
Tra le specie arboree, nel comune di Simbario, ne sono presenti anche altre, alcune delle quali autoctone, altre dovute all’azione antropica, che sono: quercus pubescens, quercus petraea, quercus frainetto, alnus glutinosa, alnus cordata, populus alba, prunus avium, juglans regia, salix alba, salix caprea, malus domestica, sorbus domestica, robinia pseudoacacia, pinus nigra, pseudotsuga menziesii, abies alba.
Tra le specie arbustive ed erbacee sono presenti anche: hedera helix, erica arborea, ilex aquifolium, corylus avellanae, crataegus monogyna, cytisus scoparius, spartium junceum, sambucus nigra, dryopteris filix-mas, clematis vitalba, pteridium aquilinum, rubus hirtus.
3 - MATERIALI E METODI
Il rilievo dei dati è stato effettuato durante l’estate del 2006 utilizzando una scheda per l’annotazione dei dati rilevati appositamente predisposta. Sono state effettuate 24 aree di saggio per ognuna delle quali è stata compilata una scheda (vedi allegato – I ). I boschi dove situare l’area di saggio erano scelti percorrendo le aree boscate e ad ogni cambio di situazione veniva verificata l’età del bosco tramite la trivella di Presler e si decideva poi sull’opportunità del rilievo a seconda dell’età riscontrata, se il ceduo era ritenuto idoneo per effettuare i rilievi, si collocava l’area di saggio in una zona “omogenea”, cioè rappresentativa delle caratteristiche medie della particella. Le aree di saggio erano ti tipo circolare con un raggio di 12 metri (452,16 m2), il cui centro era collocato o su una ceppaia o su una matricina e contrassegnato con un nastro bicolore. I confini dell’area di saggio erano individuati con l’uso di una cordella metrica e contrassegnati con un colore ad alta visibilità. A tavolino è stata effettuata la compensazione della superficie circolare e la determinazione dell’area topografica.
Inoltre si sono effettuate delle interviste ad alcuni operatori del settore forestale operanti nel comune di Simbario da diversi anni nei settori delle utilizzazioni e delle prime lavorazioni del legno, gestori anche di proprietà forestali; lo scopo delle interviste è stato quello di ottenere delle informazioni che permettano di creare dei punti di confronto tra la realtà degli utilizzatori e la realtà dei risultati ottenuti elaborando le informazioni rilevate nelle aree di saggio.
3.1 - SCHEDA DI LAVORO
Per il rilievo dei dati è stata creata una scheda di 4 pagine, riportata in allegato - I, caratterizzata dai seguenti punti:
DATA: giorno, mese, anno, del rilievo.
ORA: ora di inizio delle operazioni.
N° SCHEDA: numerazione progressiva assegnata ad ogni area di saggio rilevata.
COMUNE: nome del comune.
ZONA: nome della località, quando noto, o delle due confinanti.
LOCALIZZAZIONE: descrizione di parametri soggettivi ed oggettivi per l’individuazione successiva dell’area.
NUMERO DEL CAROTAGGIO: numero progressivo assegnato ad ogni “carota” estratta con la trivella di Pressler.
ETA’: individuata utilizzando le carote ottenute con la trivella di Pressler, o nei cedui più giovani tramite il conteggio dei palchi.
QUOTA: individuata dall’analisi delle curve di livello su cartografia 1:10000.
ESPOSIZIONE: riferita al versante, e determinata tramite una bussola.
PENDENZA: riferita al pendio del versante, misurata con l’ipsometro di Suunto; è espressa in gradi.
PARTICOLARITA’: in quest’area si annotano caratteristiche particolari dell’area non contemplate nella scheda rilievi.
COPERTURA ARBOREA, ARBUSTIVA, ERBACEA: Stima della percentuale di superficie (interna all’area di saggio) rispettivamente ricoperta dallo strato arboreo, arbustivo o erbaceo. Da notare che la somma delle tre percentuali può risultare anche superiore a 100, in quanto i tre strati possono sovrapporsi.
N° DI CEPPAIE TOTALI: indica il numero di ceppaie vive, presenti all’interno dell’area di saggio; nel caso di una ceppaia posta sul confine dell’area, se più del 50% di essa si trova all’interno dell’area, la ceppaia è conteggiata per intero, altrimenti viene esclusa.
N° CEPPAIE GRANDI*: è il numero di ceppaie grandi, soggettivamente individuate, presenti nell’area di saggio.
N° CEPPAIE MEDIE*: è il numero di ceppaie medie, soggettivamente individuate, presenti nell’area di saggio.
N° CEPPAIE PICCOLE*: è il numero di ceppaie piccole, soggettivamente individuate, presenti nell’area di saggio.
*Nota: La classificazione in ceppaie grandi, medie e piccole è di tipo soggettivo e si riferisce al volume occupato dal complesso ceppaia – polloni nello spazio.
N° PIEDI FRANCHI: è il numero di piante di origine gamica, di qualunque specie, presente all’interno dell’area di saggio, venivano segnati due totali, uno per i piedi franchi di castagno ed uno per le “altre specie”
N° POLLONI TOTALE: è il numero totale dei polloni contati all’interno dell’area di saggio.
N° MATRICINE: è il numero di matricine individuate nell’area di saggio.
NOTE: informazioni su eventuali peculiarità della stazione, sulla gestione, sulla viabilità e informazioni storiche se disponibili, e il nome delle specie presenti, oltre il castagno, nell’area di saggio etc.
All’interno di ogni area di saggio erano scelte 3 ceppaie rappresentative rispettivamente di una ceppaia grande, una media ed una piccola per ognuna delle quali era compilata una scheda riportante le informazioni di seguito descritte.
DIAMETRO CEPPAIA LONGITUDINALE: corrisponde al diametro maggiore della ceppaia.
DIAMETRO CEPPAIA TRASVERSALE: corrisponde al diametro minore della ceppaia.
H INSERZIONE POLLONI: valore rilevato nella parte interna della ceppaia che individua il valore dell’altezza di inserzione dei polloni, da terra, sulla ceppaia.
N° POLLONI: è il numero totale di polloni, vivi, presenti sulla ceppaia.
H POLLONE PIU’ GRANDE: corrisponde all’altezza, rilevata con l’ipsometro di Suunto, relativa al pollone con diametro maggiore.
H INS. CHIOMA POLLONE PIU’ GRANDE: corrisponde all’altezza, rilevata con l’ipsometro di Suunto, relativa all’inserzione della chioma sul fusto del pollone con diametro maggiore.
PIEDILISTA: per ognuna delle tre ceppaie è redatto un piedilista riportante i diametri, rilevati ad 1,30 m di altezza da terra, di tutti i polloni vivi presenti ad ognuno dei quali si assegnava un numero progressivo e le informazioni degne di nota come presenza di cancri, rami epicormici, ferite etc.
4 - RISULTATI
4.1 - INTERVISTE
Per conoscere meglio la realtà dei cedui di castagno nel comune di Simbario, si sono effettuate interviste, su questionari prestampati, a 3 operatori del settore forestale con esperienza pluriennale (su un totale di 9, pari circa il 33%), e di seguito si riportano le informazioni ricavate dall’elaborazione dei questionari:
|
|
| |
|
|
Tutti risultano essere: proprietari, esecutori di cure colturali ed utilizzatori di cedui di castagno siti nel comune di Simbario, in un caso si ha anche la gestione per conto terzi. Per quanto riguarda gli ettari direttamente gestiti, in un caso sono meno di 5, in un altro da 5 a 10 e nell’ultimo oltre 50. La durata ottimale del turno in 2 casi è considerata pari a 18 anni, in uno pari a 16; gli sfolli effettuati dagli intervistati durante il turno sono 2, il primo viene effettuato intorno al sesto anno (valore medio) e prevede un costo medio per ettaro di 667€ senza nessun introito, il secondo sfollo si effettua intorno al decimo anno (valore medio), ha un costo medio per ettaro pari a 534€ e prevede un introito dalla vendita del materiale ricavato di 234€ per ettaro; Il numero medio di matricine rilasciato è di 56 per ettaro; individuando 4 ipotetici turni (12, 15, 18, 21 anni) si è chiesto di dare un valore, per ogni singolo turno, a 3 parametri quali il numero di polloni per ettaro, l’altezza media ed il diametro medio, quindi effettuando la media aritmetica dei valori si sono ottenuti i risultati riportati nella tabella n°5; |
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
Infine è stata effettuata un ulteriore intervista agli agenti del Corpo Forestale dello Stato, Comando Stazione di Serra San Bruno, sotto la cui giurisdizione rientra il territorio del comune di Simbario, dall’intervista è risultato che nella maggioranza dei casi sono rispettate le prescrizioni di massima e polizia forestale, sia da parte dei proprietari che da parte delle ditte utilizzatrici; Per quanto riguarda i turni adottati, la tendenza è quella di ceduare appena il bosco è appetibile per le ditte utilizzatrici, in modo da monetizzare prima possibile la produzione ottenuta; gli sfolli, erano in passato regolarmente effettuati anche perché davano “palini” per orticoltura e fascine da sistemazioni, molto utilizzati in passato, attualmente si sono ridotti ad un unico intervento intorno al sesto anno di età, e la tendenza sembra essere quella di abbandonare anche quest’ultimo intervento. La viabilità si può considerare buona.
Dalle interviste effettuate, si conferma ciò che si è riscontrato nel rilevamento delle aree di saggio, e cioè che nel comune di Simbario esistono due tipi di proprietari uno che vede il ceduo come una fonte di reddito sulla quale investire per trarre il massimo profitto, ed è generalmente il caso di quei proprietari che possiedono anche ditte di utilizzazione, l’altro vede il ceduo come un “salvadanaio” che alla rottura (il taglio), qualunque cifra porti, è ben accetta, ed è il caso di quei proprietari che hanno ricevuto in eredità un ceduo ma lavorano in settori non affini, o che sono emigrati in cerca di lavoro.
4.2 - RISULTATI OTTENUTI
La superficie complessiva interessata dalle aree di saggio è stata di 10654 m². Si sono effettuati una serie di rilievi di carattere generale dopo esposti, ancora sono state effettuate, per ogni area di saggio, misurazioni per la descrizione di una ceppaia grande, una media ed una piccola, per un totale di 72 ceppaie, suddivise in 24 grandi, 24 medie e 24 piccole;
4.2.1 - PARAMETRI GENERALI
ETA’
Le età riscontrate nelle 24 aree di saggio utilizzate per la costruzione del diagramma selvicolturale vanno da un minimo di 5 ad un massimo di 22 anni, si sono quindi costituite 4 classi di età con ampiezza di 5 anni.
QUOTA
La quota minima riscontrata è stata di 632 m s.l.m. mentre quella massima è stata di 840 m s.l.m. Per quanto riguarda questo parametro si è cercato di rimanere in una fascia altitudinale circoscritta, circa 300 metri, in modo da non risentire di eventuali variazioni microclimatiche e quindi poter lavorare su un area omogenea.
ESPOSIZIONE
Delle 24 aree di saggio rilevate 16 hanno un eposizione che va da Nord Est a Nord Ovest, 5 da Sud est a Sud Ovest, 2 ad Ovest ed 1 ad Est Sud-Est. Da questi dati si evince come l’esposizione prevalente sia da considerarsi quella a Nord.
PENDENZA
Le pendenze riscontrate variano da un minimo di 1 grado ad un massimo di 21 gradi, mentre il loro valore medio è 9,81 gradi.
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
NUMERO DI MATRICINE PER ETTARO
Nelle 24 aree di saggio, si riscontra un massimo di 72 matricine per ettaro ed un minimo di 34, con un coefficiente di variazione del 27,3% ed un numero medio di matricine pari a 52 per ettaro. Ciò rispetta le prescrizioni di massima e polizia forestale (P.M.P.F.) che fissa per il castagno, in provincia di Vibo Valentia, un numero minimo di 50 matricine per ettaro. Il fatto che tendenzialmente sono rilasciate un numero di matricine superiori a quelle richieste dalle P.M.P.F. è probabilmente dovuto alla consuetudine locale di “lasciare una dote al bosco” per le successive utilizzazioni e per poter ottenere piante da utilizzare poi come travatura grossa. Infine la presenza di aree con un numero di matricine inferiore alle prescrizioni è dovuto al fatto che si tratta di boschi misti di castagno e quercia dove una parte delle matricine sono di castagno la rimanente parte è coperta rilasciando piante di quercia.
VIABILITA’
E’ un parametro descrittivo utilizzato per dare un’idea della situazione viaria all’interno delle aree boscate, va da un minimo di 0 (nessuna viabilità) ad un massimo di 3 (strade camionabili), nel nostro caso si ha un valore medio di 2,5 che indica la presenza di una buona rete viaria.
GRADO DI GESTIONE
E’ un altro parametro descrittivo utilizzato per valutare lo stato di abbandono o meno della proprietà forestale, va da 0 (assenza di gestione) a 3 (corretta gestione), il valore medio riscontrato è di 1,8 che dimostra la presenza di situazioni contrastanti ossia l’alternanza di boschi quasi abbandonati a boschi in cui vengono effettuate tutte le cure colturali, da sottolineare la presenza di molte aree parzialmente gestite. Grazie a questo parametro si è potuto distinguere le aree di saggio di boschi regolarmente gestiti da quelli non gestiti e nei successivi paragrafi verranno confrontate le due realtà.
In ogni area di saggio si sono individuate e rilevate 3 ceppaie rappresentative una delle ceppaie grandi, una delle ceppaie medie ed una delle ceppaie piccole, i termini per individuare le tipologia di ceppaie erano soggettivi. Di cui si riportano i dati relativi.
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
|